TRA LE CITAZIONI attraverso le quali si esprimevano i personaggi della Terrazza, il film di Ettore Scola in cui erano tutti abbastanza pretenziosi da parlare per aforismi, ce n’è una di Eduardo De Filippo che veniva usata in risposta a un ragionamento su come fosse stato splendido il cinema italiano negli anni Quaranta e come fosse diventato poco ispirato successivamente. La frase era: "Non è che possiamo dichiarare un’altra guerra ai tedeschi per far star allegri voialtri".
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Mi è tornata in mente ieri sera, mentre osservavo un autore televisivo guardare una normale puntata di Santoro, che un tempo era un appuntamento e ora è uno dei venti talk politici che ci sono ogni settimana. Il genere ormai ha più produzioni che pubblico (fortunatamente: è ancora un paese sano di mente, in fondo, quello che preferisce i canili delle fiction e gli imitatori dei varietà ai dibattiti sulla legge elettorale), e la troppa offerta fa somigliare gli spettatori a bambini infelici di cui mamma e papà si litigano i giorni di affidamento.
Oltretutto questa è stata la settimana in cui, alla domanda "Vuoi più bene al papà o alla mamma?", il bambino infelice ha risposto "Alla baby sitter": stufo di dover scegliere tra un Paragone e un Formigli e un Nuzzi e una copia di mille riassunti, lo spettatore patito di populismi ha pensato che, se facile demagogia dev’essere, tanto vale non faccia finta d’essere altro. Insomma: Le Iene hanno raccolto più spettatori di Floris.
E quindi ieri sera osservavo questo pover’uomo che guardava Santoro e scuoteva la testa e borbottava "È solo ottobre e s’è già sparato la Bonev e De Gregorio", e riflettevo che in effetti chiunque abbia non dico organizzato ma anche solo visto Sanremo sa che ti devi tenere un paio di superospiti per la finale: se te li giochi tutti all’inizio, poi arrivi col fiato corto. Ero lì che cercavo un modo diplomatico per dirlo, quando l’addetto ai lavori ha dato voce all’emergenza di un intero settore: "Se non si sbrigano a fare una crisi di governo, siamo alla canna del gas". Poteva andar peggio: poteva invocare una guerra ai tedeschi.
Twitter: @lasoncini
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Mi è tornata in mente ieri sera, mentre osservavo un autore televisivo guardare una normale puntata di Santoro, che un tempo era un appuntamento e ora è uno dei venti talk politici che ci sono ogni settimana. Il genere ormai ha più produzioni che pubblico (fortunatamente: è ancora un paese sano di mente, in fondo, quello che preferisce i canili delle fiction e gli imitatori dei varietà ai dibattiti sulla legge elettorale), e la troppa offerta fa somigliare gli spettatori a bambini infelici di cui mamma e papà si litigano i giorni di affidamento.
Oltretutto questa è stata la settimana in cui, alla domanda "Vuoi più bene al papà o alla mamma?", il bambino infelice ha risposto "Alla baby sitter": stufo di dover scegliere tra un Paragone e un Formigli e un Nuzzi e una copia di mille riassunti, lo spettatore patito di populismi ha pensato che, se facile demagogia dev’essere, tanto vale non faccia finta d’essere altro. Insomma: Le Iene hanno raccolto più spettatori di Floris.
E quindi ieri sera osservavo questo pover’uomo che guardava Santoro e scuoteva la testa e borbottava "È solo ottobre e s’è già sparato la Bonev e De Gregorio", e riflettevo che in effetti chiunque abbia non dico organizzato ma anche solo visto Sanremo sa che ti devi tenere un paio di superospiti per la finale: se te li giochi tutti all’inizio, poi arrivi col fiato corto. Ero lì che cercavo un modo diplomatico per dirlo, quando l’addetto ai lavori ha dato voce all’emergenza di un intero settore: "Se non si sbrigano a fare una crisi di governo, siamo alla canna del gas". Poteva andar peggio: poteva invocare una guerra ai tedeschi.
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