La prostituzione non è un diritto
di MICHELA MARZANO
NEL 1971, era stata un'idea di Simone de Beauvoir. Con il celebre Manifesto delle 343 puttane, molte donne firmavano un appello per la depenalizzazione dell'aborto. Si autodefinivano con orgoglio "puttane" perché andavano contro la morale religiosa tradizionale e rivendicavano il diritto di disporre della propria vita (chi non ricorda il famoso slogan: "Giù le mani dal mio corpo"?). Si battevano per la libertà e l'autodeterminazione di tutte le donne. E scendevano coraggiosamente in campo contro l'ipocrisia della società perbenista, che permetteva a tutte coloro che potevano permetterselo di mettere un termine alla gravidanza senza rischiare la vita, costringendo invece le altre a ricorrere alla famigerate mammane.
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A distanza di poco più di quarant'anni, l'idea di Simone de Beauvoir è stata ripresa da un gruppo di intellettuali francesi. Anche loro dicono di battersi per la libertà. Anch…
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A distanza di poco più di quarant'anni, l'idea di Simone de Beauvoir è stata ripresa da un gruppo di intellettuali francesi. Anche loro dicono di battersi per la libertà. Anch…
NEL 1971, era stata un'idea di Simone de Beauvoir. Con il celebre Manifesto delle 343 puttane, molte donne firmavano un appello per la depenalizzazione dell'aborto. Si autodefinivano con orgoglio "puttane" perché andavano contro la morale religiosa tradizionale e rivendicavano il diritto di disporre della propria vita (chi non ricorda il famoso slogan: "Giù le mani dal mio corpo"?). Si battevano per la libertà e l'autodeterminazione di tutte le donne. E scendevano coraggiosamente in campo contro l'ipocrisia della società perbenista, che permetteva a tutte coloro che potevano permetterselo di mettere un termine alla gravidanza senza rischiare la vita, costringendo invece le altre a ricorrere alla famigerate mammane.
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A distanza di poco più di quarant'anni, l'idea di Simone de Beauvoir è stata ripresa da un gruppo di intellettuali francesi. Anche loro dicono di battersi per la libertà. Anche loro pretendono di combattere le ipocrisie e il perbenismo contemporaneo. Peccato che lo slogan provocatorio di questo nuovo manifesto, "Giù le mani dalla mia puttana", sia ridicolo e pretenzioso. Peccato che questi "343 bastardi" non si battano affatto per l'autodeterminazione degli esseri umani. Peccato che la battaglia contro la proposta di legge recentemente depositata all'Assemblea Nazionale per la penalizzazione dei clienti della prostituzione sia solo un pretesto per ricordare a tutti che l'uomo deve poter continuare a disporre liberamente del corpo delle donne.
Per Frédéric Beigbeder, Nicolas Bedos ed Eric Zemmour - tanto per citare qualche nome - la legge che sarà tra breve in discussione all'Assemblea Nazionale è una legge liberticida. Punire i clienti, significa non solo permettere allo Stato di interferire con la libertà sessuale degli uomini, ma anche e soprattutto non aver capito che la prostituzione è il più antico lavoro del mondo. Per quale motivo un uomo che se lo può permettere dovrebbe rinunciare al sesso a pagamento? Perché una donna, se lo decide liberamente, non dovrebbe potersi prostituire?
Ma il problema del Manifesto dei 343 bastardi non riguarda certo la questione complessa del consenso femminile nella prostituzione. Perché su questo punto le opinioni divergono. E se non si può negare che il consenso è espresso sempre e solo all'interno di contesti ben precisi, che quando non si ha la possibilità di guadagnarsi da vivere in altro modo parlare di scelta è più che problematico e che tante donne che si prostituiscono hanno subìto violenze fisiche o psichiche, non si può nemmeno continuare a trattare le donne come vittime da proteggere sempre e comunque, talvolta anche e nonostante la propria voglia di non essere protette. Il problema del manifesto, è che questi "bastardi" rivendicano il diritto di disporre del corpo altrui, come se il corpo fosse una mercanzia tra le altre, come se la donna fosse semplicemente un loro possesso.
"Giù le mani dalla mia puttana", come recita lo slogan del Manifesto, non è un modo per difendere la libertà, come pretendono i 343. È solo un modo per ribadire il fatto che la donna appartiene all'uomo. E che per evitare che la confusione regni sovrana, l'uomo deve poter continuare a dominarla. Eric Zemmour ce lo aveva già spiegato alcuni anni fa nel suo libro L'uomo-maschio, dove riprendeva le dicotomie tradizionali per spiegare che le femministe, rivendicando libertà e autonomia, avevano messo in crisi l'uomo contemporaneo. Prendendo spunto da questa legge - che certamente pone molti problemi e non risolve affatto la questione della prostituzione in Occidente - lui, come molti altri, persiste e firma. Decisamente, nemmeno la Francia è ancora un Paese per le donne!
Twitter: @MichelaMarzano
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A distanza di poco più di quarant'anni, l'idea di Simone de Beauvoir è stata ripresa da un gruppo di intellettuali francesi. Anche loro dicono di battersi per la libertà. Anche loro pretendono di combattere le ipocrisie e il perbenismo contemporaneo. Peccato che lo slogan provocatorio di questo nuovo manifesto, "Giù le mani dalla mia puttana", sia ridicolo e pretenzioso. Peccato che questi "343 bastardi" non si battano affatto per l'autodeterminazione degli esseri umani. Peccato che la battaglia contro la proposta di legge recentemente depositata all'Assemblea Nazionale per la penalizzazione dei clienti della prostituzione sia solo un pretesto per ricordare a tutti che l'uomo deve poter continuare a disporre liberamente del corpo delle donne.
Per Frédéric Beigbeder, Nicolas Bedos ed Eric Zemmour - tanto per citare qualche nome - la legge che sarà tra breve in discussione all'Assemblea Nazionale è una legge liberticida. Punire i clienti, significa non solo permettere allo Stato di interferire con la libertà sessuale degli uomini, ma anche e soprattutto non aver capito che la prostituzione è il più antico lavoro del mondo. Per quale motivo un uomo che se lo può permettere dovrebbe rinunciare al sesso a pagamento? Perché una donna, se lo decide liberamente, non dovrebbe potersi prostituire?
Ma il problema del Manifesto dei 343 bastardi non riguarda certo la questione complessa del consenso femminile nella prostituzione. Perché su questo punto le opinioni divergono. E se non si può negare che il consenso è espresso sempre e solo all'interno di contesti ben precisi, che quando non si ha la possibilità di guadagnarsi da vivere in altro modo parlare di scelta è più che problematico e che tante donne che si prostituiscono hanno subìto violenze fisiche o psichiche, non si può nemmeno continuare a trattare le donne come vittime da proteggere sempre e comunque, talvolta anche e nonostante la propria voglia di non essere protette. Il problema del manifesto, è che questi "bastardi" rivendicano il diritto di disporre del corpo altrui, come se il corpo fosse una mercanzia tra le altre, come se la donna fosse semplicemente un loro possesso.
"Giù le mani dalla mia puttana", come recita lo slogan del Manifesto, non è un modo per difendere la libertà, come pretendono i 343. È solo un modo per ribadire il fatto che la donna appartiene all'uomo. E che per evitare che la confusione regni sovrana, l'uomo deve poter continuare a dominarla. Eric Zemmour ce lo aveva già spiegato alcuni anni fa nel suo libro L'uomo-maschio, dove riprendeva le dicotomie tradizionali per spiegare che le femministe, rivendicando libertà e autonomia, avevano messo in crisi l'uomo contemporaneo. Prendendo spunto da questa legge - che certamente pone molti problemi e non risolve affatto la questione della prostituzione in Occidente - lui, come molti altri, persiste e firma. Decisamente, nemmeno la Francia è ancora un Paese per le donne!
Twitter: @MichelaMarzano