Poche cose riescono a farmi apprezzare la cara vecchia Europa come la tempesta perfetta del Natale negli Stati Uniti. Mancano pochi giorni - i fiocchi rossi ufficialmente iniziano a pullulare il giorno dopo Thanksgiving, che è giovedì prossimo - e poi lo tsunami si scatenerà: commessi con le corna da alce, serie tv con i protagonisti coinvolti in improbabili party natalizi in ufficio, fiocchi di neve artificiali in ogni vetrina della torrida Florida, pubblicità di copri water e carta igienica con Babbo Natale nella posta di casa e nella casella e-mail.
Tanto basterebbe per gridare "basta" e rimpiangere casa - dove il marketing abbonda ma non è nulla paragonato a quello americano - ma quest'anno a scatenare l'urlo ci si è messa anche Sarah Palin.
L'INDICE DELLA RUBRICA
La reginetta rinnegata del Tea party, l'idolo - insieme alla figlia - della tv trash americana, la star - decaduta - dei commentatori politici di Fox News, quest'anno torna a far parlare di sé con un libro sul Natale, che sbarca sugli scaffali in questi giorni. Tema dell'opera letteraria è la difesa della festa più sacra della cristianità, assediata, nella visione di Palin, non dal marketing esasperato, ma dal politically correct estremo: l'ex governatrice dell'Alaska spiega che ormai il tradizionale augurio di "Buon Natale" è stato sostituito da quello di "Buone feste", che molte scuole hanno escluso la figura del Bambinello dalle celebrazioni per rispetto alle altre religioni e - dulcis in fundo - che i buoni, vecchi, piatti della tradizione (leggi: il chili natalizio, la cui ricetta personalizzata dall'autrice è allegata al testo) non li cucina più nessuno. E poi via una serie infinita di riflessioni sulla centralità del Natale nella vita della sana famiglia americana e sull'importanza di riunire nonni e nipotini per celebrare la nascita di Cristo e l'american way of life.
Tanto basta per far venire la nausea alla stampa Usa che ha commentato l'uscita con articoli ironici e - a volte - pieni di disprezzo: eppure, a cinque anni di distanza dallo sbarco sulla scena nazionale e senza alcun incarico di rilievo ricoperto da tempo, sembra proprio che l'America della Palin non riesca a liberarsi. Un po' come noi con Bruno Vespa, anche lui arrivato puntuale con il suo libro per le feste. In attesa di conoscere i dati di vendita delle due opere, il paragone fra i due personaggi non può che gettare nello sconforto: inutili, inamovibili, invadenti. Peccato solo che l'italiano lo paghi la televisione pubblica nazionale, mentre l'americana se la cavi benissimo da sola. Sospirando verrebbe da dire "ognuno si tenga il suo", e così bisognerà fare. Con la speranza di sopravvivere indenni anche a questo Natale.
Twitter: @francescacaferr
Tanto basterebbe per gridare "basta" e rimpiangere casa - dove il marketing abbonda ma non è nulla paragonato a quello americano - ma quest'anno a scatenare l'urlo ci si è messa anche Sarah Palin.
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La reginetta rinnegata del Tea party, l'idolo - insieme alla figlia - della tv trash americana, la star - decaduta - dei commentatori politici di Fox News, quest'anno torna a far parlare di sé con un libro sul Natale, che sbarca sugli scaffali in questi giorni. Tema dell'opera letteraria è la difesa della festa più sacra della cristianità, assediata, nella visione di Palin, non dal marketing esasperato, ma dal politically correct estremo: l'ex governatrice dell'Alaska spiega che ormai il tradizionale augurio di "Buon Natale" è stato sostituito da quello di "Buone feste", che molte scuole hanno escluso la figura del Bambinello dalle celebrazioni per rispetto alle altre religioni e - dulcis in fundo - che i buoni, vecchi, piatti della tradizione (leggi: il chili natalizio, la cui ricetta personalizzata dall'autrice è allegata al testo) non li cucina più nessuno. E poi via una serie infinita di riflessioni sulla centralità del Natale nella vita della sana famiglia americana e sull'importanza di riunire nonni e nipotini per celebrare la nascita di Cristo e l'american way of life.
Tanto basta per far venire la nausea alla stampa Usa che ha commentato l'uscita con articoli ironici e - a volte - pieni di disprezzo: eppure, a cinque anni di distanza dallo sbarco sulla scena nazionale e senza alcun incarico di rilievo ricoperto da tempo, sembra proprio che l'America della Palin non riesca a liberarsi. Un po' come noi con Bruno Vespa, anche lui arrivato puntuale con il suo libro per le feste. In attesa di conoscere i dati di vendita delle due opere, il paragone fra i due personaggi non può che gettare nello sconforto: inutili, inamovibili, invadenti. Peccato solo che l'italiano lo paghi la televisione pubblica nazionale, mentre l'americana se la cavi benissimo da sola. Sospirando verrebbe da dire "ognuno si tenga il suo", e così bisognerà fare. Con la speranza di sopravvivere indenni anche a questo Natale.
Twitter: @francescacaferr