Oggi che Silvio Berlusconi non è più un senatore della Repubblica italiana, mi piace ricordare il giorno in cui il suo regno ha cominciato a scricchiolare.
Era il 13 febbraio 2011 e nelle piazze italiane un milione di donne all'unisono gridarono "basta": a ministre uscite da cene eleganti, alle finte nipoti di capi di Stato, a certe signorine che si proponevano come modello assoluto dagli schermi della televisione. Alle strizzatine d'occhio e agli ammiccamenti, di destra come di sinistra. Quel giorno le donne ruppero l'incantesimo magico in cui sembrava precipitata l'Italia di re Silvio.
Poi sono arrivati i referendum, Beppe Grillo, gli scissionisti: e tutto quello a cui abbiamo assistito in questi ultimi anni, che ci sia piaciuto o meno. Ma prima c'erano state le donne.
L'INDICE DELLA RUBRICA
Cosa hanno fatto negli ultimi due anni quel milione di giovani e anziane che avevano invaso le piazze? Molte sono tornate nelle loro case: parecchie con una consapevolezza maggiore, qualcuna come se nulla fosse cambiato. Se non ora quando - il gruppo che aveva organizzato quell'evento - si è diviso, perduto in tanti rivoli, alimentati da interessi diversi, divisioni, rivalità politiche e personali in cui le donne sono specialiste: ma parte di quel nucleo originario - soprattutto quella che aveva radici in città grandi e piccole, ma lontano da Roma e Milano - ha resistito, ed è stato fra le forze che hanno costretto i media ad accettare il concetto di femminicidio per indicare la morte violenta di una donna da parte di un uomo: usare questa parola oggi sembra scontato ma solo due anni fa quasi nessuno lo faceva.
Altre hanno ripreso a lavorare da sole, in silenzio, ma per obbiettivi condivisi. Dietro alle tante iniziative che hanno sottolineato la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, il 25 novembre, c'erano spesso le donne che erano scese in piazza l'11 febbraio del 2011. Personalmente, non le ho apprezzate tutte quelle iniziative: non mi sono piaciuti i manifesti con le ragazze dagli occhi pesti, le frasi fatte che invitavano a proteggere e accudire le donne, quasi fossimo deboli animali in via di estinzione.
Mi è piaciuta invece la scelta fatte da Snoq Factory, un collettivo di artiste, intellettuali e donne comuni nato da una costola del gruppo che aveva organizzato la manifestazione del 13 febbraio: al museo Macro di Roma per parlare di violenza, hanno scelto di ridere, ballare, recitare e sottolineare, una volta per tutte, la forza e l'energia delle donne, non il loro essere vittime. La stessa forza e energia che avevano invaso le piazze italiane quasi tre anni fa, la stessa che ci servirà da oggi stesso per girare pagina davvero. Questo video la riassume benissimo: lo prendo in prestito per usarlo come augurio per un domani diverso.
Twitter: @francescacaferr
Era il 13 febbraio 2011 e nelle piazze italiane un milione di donne all'unisono gridarono "basta": a ministre uscite da cene eleganti, alle finte nipoti di capi di Stato, a certe signorine che si proponevano come modello assoluto dagli schermi della televisione. Alle strizzatine d'occhio e agli ammiccamenti, di destra come di sinistra. Quel giorno le donne ruppero l'incantesimo magico in cui sembrava precipitata l'Italia di re Silvio.
Poi sono arrivati i referendum, Beppe Grillo, gli scissionisti: e tutto quello a cui abbiamo assistito in questi ultimi anni, che ci sia piaciuto o meno. Ma prima c'erano state le donne.
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Cosa hanno fatto negli ultimi due anni quel milione di giovani e anziane che avevano invaso le piazze? Molte sono tornate nelle loro case: parecchie con una consapevolezza maggiore, qualcuna come se nulla fosse cambiato. Se non ora quando - il gruppo che aveva organizzato quell'evento - si è diviso, perduto in tanti rivoli, alimentati da interessi diversi, divisioni, rivalità politiche e personali in cui le donne sono specialiste: ma parte di quel nucleo originario - soprattutto quella che aveva radici in città grandi e piccole, ma lontano da Roma e Milano - ha resistito, ed è stato fra le forze che hanno costretto i media ad accettare il concetto di femminicidio per indicare la morte violenta di una donna da parte di un uomo: usare questa parola oggi sembra scontato ma solo due anni fa quasi nessuno lo faceva.
Altre hanno ripreso a lavorare da sole, in silenzio, ma per obbiettivi condivisi. Dietro alle tante iniziative che hanno sottolineato la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, il 25 novembre, c'erano spesso le donne che erano scese in piazza l'11 febbraio del 2011. Personalmente, non le ho apprezzate tutte quelle iniziative: non mi sono piaciuti i manifesti con le ragazze dagli occhi pesti, le frasi fatte che invitavano a proteggere e accudire le donne, quasi fossimo deboli animali in via di estinzione.
Mi è piaciuta invece la scelta fatte da Snoq Factory, un collettivo di artiste, intellettuali e donne comuni nato da una costola del gruppo che aveva organizzato la manifestazione del 13 febbraio: al museo Macro di Roma per parlare di violenza, hanno scelto di ridere, ballare, recitare e sottolineare, una volta per tutte, la forza e l'energia delle donne, non il loro essere vittime. La stessa forza e energia che avevano invaso le piazze italiane quasi tre anni fa, la stessa che ci servirà da oggi stesso per girare pagina davvero. Questo video la riassume benissimo: lo prendo in prestito per usarlo come augurio per un domani diverso.
Twitter: @francescacaferr