Joyce Carol Oates ha scritto centinaia di romanzi, poesie, saggi. Oltre a insegnare all'università. Il suo segreto? Chissà. Di certo non ha figli ed è stata sposata per 47 anni con lo stesso uomo, conosciuto quand'era ragazzina, l'unico uomo scrive lei. Un professore anche lui, e direttore appassionato e accuratissimo di una rivista letteraria fondata insieme alla moglie. L'accoppiata ideale, scrive Oates nel suo ultimo libro, Storia di una vedova (Bompiani): cosa c'è di meglio per una scrittrice di essere sposata con un editor? Purtroppo però, come rivela il titolo del libro, il perfetto Raymond Smith muore improvvisamente. Lo uccide la polmonite, a febbraio 2008, in una settimana. Ray ha poco più di settant'anni. Il racconto della vedovanza, che Oates scrittrice prolifica al limite del compulsivo non poteva non scrivere, è straziante. Il resoconto esatto di un'inermità, una disperazione che non lascia scampo.
Senza il marito, la donna Oates non è più in grado di vivere - molta bella la parte in cui deve affrontare lo smaltimento differenziato della spazzatura fino a quel momento incombenza affidata al marito, come praticamente tutto il resto. Mentre leggevo questo libro e dividevo con lei il dolore fin sull'orlo del suicidio, il suo, comincio a ricevere alcuni tweet di Oates, che seguo. Nei quali parlava delle loro cene, i loro viaggi, il lavoro di Charles... Charles. Vado in rete e scopro che la vedova inconsolabile, sei mesi dopo la morte del marito ha conosciuto tale Charles e nel 2009, cioè un anno dopo la morte di Ray, lo aveva già sposato.
Affari suoi, ovviamente. Facesse quello che vuole, e meglio per lei, anzi. Ma la letteratura no. La letteratura, a differenza della vita, è una cosa seria. Ho provato a finire il libro dicendo che l'auto-fiction, per quanto auto, è comunque sempre fiction. Non ce l'ho fatta: non le ho più creduto.
Twitter: @elenastanka
Senza il marito, la donna Oates non è più in grado di vivere - molta bella la parte in cui deve affrontare lo smaltimento differenziato della spazzatura fino a quel momento incombenza affidata al marito, come praticamente tutto il resto. Mentre leggevo questo libro e dividevo con lei il dolore fin sull'orlo del suicidio, il suo, comincio a ricevere alcuni tweet di Oates, che seguo. Nei quali parlava delle loro cene, i loro viaggi, il lavoro di Charles... Charles. Vado in rete e scopro che la vedova inconsolabile, sei mesi dopo la morte del marito ha conosciuto tale Charles e nel 2009, cioè un anno dopo la morte di Ray, lo aveva già sposato.
Affari suoi, ovviamente. Facesse quello che vuole, e meglio per lei, anzi. Ma la letteratura no. La letteratura, a differenza della vita, è una cosa seria. Ho provato a finire il libro dicendo che l'auto-fiction, per quanto auto, è comunque sempre fiction. Non ce l'ho fatta: non le ho più creduto.
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