Sembra che il cinema, alla fine, non sia morto. Anzi: fatti i conti a consuntivo, sembra più vivo che mai. Avrebbe raccolto addirittura l'11% di spettatori in più rispetto all'anno scorso. Grazie ovviamente a Zalone e al cinepanettone, ma anche a 'La grande bellezza', 'Sacro Gra', 'La mafia uccide solo d'estate'...
Gli spalaneve hanno aperto il sentiero, e dietro si sono accodate le creaturine più fragili, talvolta di sorprendente splendore. Tra queste, non perdetevi il magnifico 'Still Life', di Uberto Pasolini. Film presentato a Venezia, ma non in concorso, chissà perché. Storia di John May, personaggio che non dimenticherete. Silenzioso, abitudinario, meticoloso, serio. Un uomo invisibile, di beckettiana sobrietà. Si occupa di morti. Lavora per un ufficio del comune, incaricato di smaltire i corpi di uomini e donne morti in solitudine. Organizzare i funerali, rintracciare, se è possibile, parenti o amici.
Chissà se esiste davvero un lavoro simile, così perfettamente metaforico. Che permette di scovare esistenze qualsiasi e raccontarle attraverso dettagli minuscoli, quei collant color carne poggiati uno accanto all'altro sul calorifero perche si asciughino, la pila di libri che sostituisce una zampa perduta della poltrona. L'attore, Eddie Marsan, è di una bravura commovente. Gli ambienti sono perfetti, come i dialoghi, e le traiettorie della sceneggiatura. Forse il finale, che non vi racconto, è fin troppo simmetrico. Meno brillante di tutto il resto, ma non per questo meno toccante.
Still Life è la cosa più vicina al centro schifoso e straziante dell'esistenza, quella cosa umida che abbiamo piantata nel cuore e in questi giorni di festa pulsa un po' di più, e fa un po' male.
Twitter: @elenastanka
Gli spalaneve hanno aperto il sentiero, e dietro si sono accodate le creaturine più fragili, talvolta di sorprendente splendore. Tra queste, non perdetevi il magnifico 'Still Life', di Uberto Pasolini. Film presentato a Venezia, ma non in concorso, chissà perché. Storia di John May, personaggio che non dimenticherete. Silenzioso, abitudinario, meticoloso, serio. Un uomo invisibile, di beckettiana sobrietà. Si occupa di morti. Lavora per un ufficio del comune, incaricato di smaltire i corpi di uomini e donne morti in solitudine. Organizzare i funerali, rintracciare, se è possibile, parenti o amici.
Chissà se esiste davvero un lavoro simile, così perfettamente metaforico. Che permette di scovare esistenze qualsiasi e raccontarle attraverso dettagli minuscoli, quei collant color carne poggiati uno accanto all'altro sul calorifero perche si asciughino, la pila di libri che sostituisce una zampa perduta della poltrona. L'attore, Eddie Marsan, è di una bravura commovente. Gli ambienti sono perfetti, come i dialoghi, e le traiettorie della sceneggiatura. Forse il finale, che non vi racconto, è fin troppo simmetrico. Meno brillante di tutto il resto, ma non per questo meno toccante.
Still Life è la cosa più vicina al centro schifoso e straziante dell'esistenza, quella cosa umida che abbiamo piantata nel cuore e in questi giorni di festa pulsa un po' di più, e fa un po' male.
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