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Spagna antiabortista, segnale per l'Europa

di MICHELA MARZANO
2 minuti di lettura
Pochi giorni dopo l'approvazione da parte del governo di Mariano Rajoy di una nuova legge sull'aborto che prevede la possibilità di ricorrere all'Ivg solo in caso di stupro o di rischio per la salute della donna, le
femministe di tutto il mondo hanno cominciato a organizzarsi. Non si tratta, infatti, solo di un'inversione di marcia nell'ambito dei diritti delle donne spagnole, ma anche di un segnale importante che la Spagna
intende inviare a tutta l'Europa. Come ha dichiarato qualche giorno fa il ministro della giustizia Alberto Ruiz-Gallardon: "Questa legge è la prima che riflette l'opinione della maggioranza dei cittadini europei [...]. Sono profondamente convinto che quest'iniziativa sarà seguita dai Parlamenti di
molti altri Paesi dell'Unione Europea".

Ecco allora che mentre il governo, per celebrare la nuova svolta anti-abortista, organizza in occasione del giorno della Sacra Famiglia una messa all'aperto in Plaza de Colon a Madrid, su Internet parte un…
Pochi giorni dopo l'approvazione da parte del governo di Mariano Rajoy di una nuova legge sull'aborto che prevede la possibilità di ricorrere all'Ivg solo in caso di stupro o di rischio per la salute della donna, le
femministe di tutto il mondo hanno cominciato a organizzarsi. Non si tratta, infatti, solo di un'inversione di marcia nell'ambito dei diritti delle donne spagnole, ma anche di un segnale importante che la Spagna
intende inviare a tutta l'Europa. Come ha dichiarato qualche giorno fa il ministro della giustizia Alberto Ruiz-Gallardon: "Questa legge è la prima che riflette l'opinione della maggioranza dei cittadini europei [...]. Sono profondamente convinto che quest'iniziativa sarà seguita dai Parlamenti di
molti altri Paesi dell'Unione Europea".

Ecco allora che mentre il governo, per celebrare la nuova svolta anti-abortista, organizza in occasione del giorno della Sacra Famiglia una messa all'aperto in Plaza de Colon a Madrid, su Internet parte una campagna di protesta choc che travalica immediatamente i confini spagnoli. Niente manifestazioni in piazza, niente urla, niente bandiere. Solo uno slogan: "Che non accada mai più" (Nuca Màs) e due simboli: ferri da maglia e grucce. Centinaia di donne si sono fatte fotografare con in mano questi simboli dell'aborto clandestino e hanno cominciato a farle circolare su Facebook e su Twitter con gli hashtags #AlertaFeminista e #abortolibre.

Per secoli, la donna ha dovuto affrontare da sola, e sulla propria pelle, il problema delle gravidanze indesiderate. Per secoli, le donne sono state costrette ad abortire nella clandestinità, soffrendo, ammalandosi, talvolta anche morendo. Anche se poi le condizioni non erano affatto le medesime per
tutte, visto che per coloro che potevano permetterselo grazie alle condizioni economiche o alla posizione sociale i rischi non erano comparabili a quelli presi da tutte coloro che, senza risorse, erano
costrette a rivolgersi alle famigerate "mammane". Ecco perché, quando nel Novecento comincia a diffondersi l'idea che lo Stato dovesse garantire alle donne che si confrontavano con la maternità indesiderata la possibilità di interrompere la gravidanza, lo scopo non era solo quello di salvaguardare
la vita delle donne, ma anche quello di garantirne l'uguaglianza. Come poteva uno Stato tollerare che le differenze socio-economiche si trasformassero poi in vere e proprie disuguaglianze a livello di accesso
alle cure?

Abortire non è facile per nessuno. La gravidanza è sempre una forma di "irruzione" nella vita di una donna, e anche quando si decide di interromperla - perché non si è pronti, perché si hanno già troppi figli,
perché non è accaduto con la persona giusta, perché si tratterebbe di uno stravolgimento della vita che non si è disposti ad accettare, perché quella gravidanza è il frutto di uno stupro... - una traccia di quell'essere che non nascerà mai resterà probabilmente a livello immaginario, come "una figura
dell'inconscio" come spiega Silvia Vegetti Finzi. Ma il problema sollevato dalla recente svolta anti-abortista spagnola e dalla volontà manifesta di rimettere in discussione le leggi sull'Ivg degli altri Paesi europei, non è questo. Il problema di fronte al quale ci si trova oggi, è quello di una vera e propria regressione dell'emancipazione femminile. In fondo, la posizione del governo spagnolo di Mariano Rajoy
sull'Ivg è la triste dimostrazione di quanto non cessano di ripetere alcune femministe storiche francesi come Gisèle Salimi o Elisabeth Badinter: le battaglie per i diritti delle donne non sono ancora state vinte
definitivamente.