Parla con lei

ll nome del padre ha radici profonde

di ANAIS GINORI

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Bene ha fatto la Corte europea a richiamare l'Italia sul diritto a poter dare il cognome delle madri i figli. Ed è positivo che il governo Letta abbia subito annunciato di volersi adeguare con una nuova legge. Ma non illudiamoci che sarà sufficiente.

Dal 2002 esiste in Francia una legge che autorizza a registrare all'anagrafe i nuovi nati secondo tre modalità: solo con il cognome del padre com'è sempre avvenuto, solo con il cognome della madre, o con il doppio cognome scegliendo, se mettere prima uno o l'altro. Di fatto, però, nulla è cambiato, o quasi. Ancora oggi, dieci anni dopo la riforma, una forte maggioranza dei bambini (82,8%) porta solo il cognome del papà. Solo il 6,6% dei piccoli nati in questi ultimi dieci anni ha preso il cognome della mamma.

E in molti casi, sottolinea l'Ined, l'Istat francese, si tratta di bambini che non sono stati riconosciuti dal padre. Come dire: si tratta una scelta estrema e imposta. Il 9% dei neonati ha invece il doppio cognome, mantenendo però quello del padre in prima posizione. In Québec, dove la legge per la parità del cognome esiste da ancora più tempo (1981) ci sono solo 12% dei bambini che hanno preso il "matronimico". Anzi, l'evoluzione registra un calo: all'inizio degli anni Duemila erano il 25%.

In teoria, dare ai figli il proprio cognome potrebbe essere un segno non solo di parità anagrafica, ma anche una rottura simbolica con la tradizione "patronimica" e di dominazione del pater familias. Non è solo una faccenda di carte bollate e certificati. È qualcosa che va a scavare nel profondo del nostro inconscio. Secondo Jacques Lacan, la funzione del padre è il nome e la funzione della madre è il desiderio. Per secoli, i ruoli sono stati questi. E come tutto ciò che attiene al privato e alla sfera più intima dei rapporti tra donne e uomini non basterà una legge per cambiare le mentalità.
Twitter: @anaisginori