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La tv che piace alla gente che piace

di GUIA SONCINI

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Riassunto dell'anno in corso. Su Rai 1 c'è una serie che finalmente pacifica il Paese, che in genere sugli anni di piombo discute accalorandosi come fossero finiti ieri: su Gli anni spezzati sono tutti d'accordo, ha fatto schifo a tutti. Epperò l'hanno vista in cinque milioni. Nel frattempo Downton Abbey, la serie che piace alla gente che piace, l'hanno guardata su Rete 4 meno spettatori di quelli che di solito si sintonizzano su un canale satellitare. La migliore spiegazione che noialtri commentatori abbiamo trovato è: il pubblico non è all'altezza. Sembra un po' quella battuta di Corrado Guzzanti: cambiamoli, questi elettori.

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Se c'è una cosa che ho capito negli anni, è che chi guarda la tv "rispettabile" non vuole solo guardare una cosa che gli piace: pretende di ricevere conferme che la sua sia una scelta di qualità. Tra i più interessanti improperi che abbia ricevuto per un articolo, quelli relativi a un pezzo in cui sostenevo un'ovvietà: che Downton Abbey è l'edizione inglese delle nostre serie con Garko e la Arcuri. Che non hanno però pretese qualitative. Stasera ne comincia una (Il peccato e la vergogna 2), e io mi sto chiedendo da giorni: ma nel paese in cui c'è Garko in costume d'epoca, perché dovremmo guardare i suoi sbiaditi emuli inglesi? Ma me lo chiedo in silenzio: ho imparato la lezione e non lo scrivo.

Quanto a Gli anni spezzati, già si è detto molto di recitazione e sceneggiatura e costumi (più che un'atmosfera anni Settanta, sembrava una sequela di quei momenti in cui da bambine provavamo i tacchi della mamma). Io vorrei soffermarmi su un momento verso la fine, in onda due giorni dopo lo sdegno collettivo per l'internet cattiva che augura la morte a Pierluigi Bersani. Nella scena Calabresi è morto da poco, e il giovane poliziotto suo amico passa davanti a degli invasati che, applicando un legittimo diritto a manifestare, reggono lo striscione "Giustizia è fatta". Quarant'anni dopo, non sarebbero dovuti uscire al freddo: l'avrebbero scritto su una bacheca Facebook. Che è un'azione anche poco telegenica: chissà che schifezze, le fiction che racconteranno il 2014.
Twitter: @lasoncini