Parla con lei

Il Marocco cambia. Nel nome di Amina

1 minuti di lettura
Nel silenzio generale dei media, le donne del Marocco proseguono nella loro lenta ma costante primavera. Un paio di giorni fa è arrivata dal regno una notizia passata quasi inosservata: su pressione della piazza e delle associazioni femminili, il Parlamento ha emendato il codice penale, nella parte relativa agli articoli sulla violenza contro le donne. L'articolo modificato era quello che consentiva a chi stupra una minorenne di compensare il misfatto sposando la vittima: l'articolo 475 era stato presentato dal governo - guidato da islamici moderati - mesi fa. Fino allo scorso anno, la sua discussione era ristretta fra i soliti circoli di attivisti, funzionari delle Nazioni Unite e associazioni femminili.

L'INDICE DELLA RUBRICA

Poi esplose il caso di Amina Filali: una sedicenne delle campagne del Marocco, costretta da un giudice a sposare il suo stupratore per mettere riparo alla perdita dell'onore seguita alla violenza. Un caso che, a chi ha la memoria lunga, ricordava da vicino quello di Franca Viola, la diciassettenne siciliana che nel 1965 avrebbe dovuto subire la stessa sorte ma si ribellò. Amina nel 2012 non ebbe la forza di Franca: sposò il suo aguzzino, ma dopo mesi di ulteriori violenze e inutili ricorsi a giudici e polizia, si suicidò con il veleno per topi.

Fu la sua storia, ripresa con forza dai media marocchini e non solo, a spingere per una riforma del codice penale riguardo alle norme sullo stupro. La legge Amina, come era stata ribattezzata, prometteva più protezione per le vittime ma fino a qualche giorno fa non era riuscita ad abbattere il muro dell'articolo 475: ora la protesta di migliaia di donne - ci tengo a sottolineare, vista l'importanza che il punto ricopre per il pubblico occidentale: le foto le mostrano in piazza velate, qualcuna a viso coperto, tante con i capelli liberi - ha avuto la meglio. Non è il caso di festeggiare: la nuova norma - come la Moudawana, il Codice della Famiglia riformato, negli anni scorsi - dovrà scontrarsi con la realtà, che tradotta significa l'ostilità dei giudici, poco propensi ad applicare leggi in contrasto con la tradizione. Ma per le donne del Marocco questa è stata una vittoria importante, ed è giusto sottolinearla.