Parla con lei

Farida l'antirazzista ora sta con la destra

di MICHELA MARZANO

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Forse in Italia non sono in molti a conoscere Farida Belghoul, ma in Francia, negli anni Ottanta, era un'icona dell'anti-razzismo. Apparsa sulla scena pubblica nel 1984, durante una grande manifestazione in favore della mixité e del mélange (espressioni che si potrebbero tradurre in italiano come "uguaglianza nella diversità") era conosciuta per la propria intelligenza e la propria sensibilità. Poi era scomparsa dalla scena. Almeno fino a poco tempo fa. Quando Farida è riapparsa accanto ad Alain Soral, intellettuale di estrema destra, per denunciare le derive del socialismo e del parlamentarismo francese. Fino agli ormai celebri sms inviati a pioggia a migliaia di famiglie, per invitare i genitori a ritirare i figli dalle scuole pubbliche, a fare attenzione alla propaganda "massonica e sodomita", e a battersi contro i movimenti LGBT che professerebbero "pericolose teorie del genere".

Ormai, a scuola, si insegnerebbe ai bambini che non si nasce maschietti o femminucce, ma che lo si diventa, che ognuno sceglie liberamente il proprio genere, che non esiste un solo tipo di famiglia. La Francia non sarebbe più il paese della libertà, dell'uguaglianza e della fraternità, ma il paese dell'ateismo, dell'ignoranza e delle persone trans. Scopo di questi sms: invitare tutte e tutti a partecipare alla grande manifestazione del 2 febbraio scorso contro la familiphobie (la fobia della famiglia) organizzata dal movimento Manif pour tous, tristemente noto per essersi opposto con tutte le forze alla legge sul matrimonio per le coppie omosessuali.

Come era da aspettarsi, dato il clima politicamente teso che si respira anche in Francia da qualche mese a questa parte, la manifestazione è stata un grande successo. Tutti uniti contro il sistema. Tutti solidali contro la politica del governo che, invece di occuparsi di questioni economiche e sociali, osa diffondere teorie eversive sul genere e sul sesso. Peccato che dietro gli slogan, si celi più che altro ignoranza e malafede. Perché se è vero che uno degli obiettivi dell'attuale governo è quello di combattere gli stereotipi di genere, insegnando ai più piccoli la tolleranza reciproca e il significato dell'uguaglianza tra gli uomini e le donne, la strumentalizzazione della nozione stessa di "genere" non viene certo dal governo, ma da alcune minoranze integraliste.

Spiegare che "donne si diventa", come diceva Simone de Beauvoir, non significa affatto relativizzare il sesso. Significa solo insegnare a riconoscere alcuni stereotipi di genere: l'idea che le bambine non siano adatte a determinate professioni, l'idea che esista una razionalità solo maschile e un'emotività solo femminile, l'idea che la differenza possa implicare poi anche una disuguaglianza in  termini di diritti.

Ai giornalisti che hanno cercato di intervistare Farida Belghoul per capire che cosa l'avesse spinta verso l'estrema destra, la donna ha detto che non aveva alcuna intenzione di rispondere alle domande di giornalisti "collusi con il sistema". Forse anche la Francia si sta italianizzando. Come se il solo modo di portare avanti le proprie idee fosse quello di creare slogan, di strumentalizzare il tema dell'uguaglianza, e di diffondere idee distorte della realtà. Accusando tutti di collusione e di ignoranza. E se l'ignoranza fosse altrove?

Twitter: @MichelaMarzano