"Don't feed the troll" è uno dei consigli per chi è oggetto di provocazioni, insulti sul web. Meglio non rispondere, evitando il rischio di alimentare ancora più gli attacchi. In controtendenza, il governo francese ha deciso invece che non solo bisogna reagire contro i "troll", ma anche intervenire. Nell'articolo 17 della nuova legge per la parità donna-uomo (notare l'ordine) approvata il 24 gennaio, è stato deciso che l'autorità per la vigilanza su Internet potrà indagare e punire gli autori di insulti sessisti, omofobi e contro i portatori di handicap: sono infatti queste le tre categorie di offese più diffuse.
L'anno scorso ci sono state ben 120 mila segnalazioni all'autorità, ma solo un migliaio è stato davvero esaminato da polizia e magistratura che hanno pochi mezzi per indagare e sanzionare. Adesso il governo vuole chiedere senso di responsabilità ai server, che dovranno segnalare ed eventualmente rimuovere insulti, un po' come già accade per altri contenuti illegali sulla Rete, per esempio la pedopornografia.
Ovviamente c'è già chi accusa la Francia di violare la sacrosanta libertà di espressione. Dove finisce la critica, e dove comincia l'insulto? La ministra per i Diritti delle Donne, Najat Vallaud-Belkacem, ha fatto l'esempio di un tweet contro la militante antirazzista, Rokhaya Diallo. "Bisogna stuprare questa stronza di Rokhaya, così ci sbarazzeremo dell'antirazzismo", era scritto. Un incitamento alla violenza sessuale, poi oggetto di una sentenza di tribunale. Gli attacchi sessisti non sono certo stati inventati con il web. Ma la facilità con cui, anche in Italia, vengono diffusi e tollerati merita una riflessione, com'è accaduto anche negli ultimi giorni dopo gli attacchi a Laura Boldrini, terza carica dello Stato.
Certo, la legge non basta a risolvere tutto: serve un cambio culturale. Ma almeno il governo francese, schierandosi a favore di un "censura" mirata sui social network, ha aperto il dibattito.
Twitter: @anaisginori
L'anno scorso ci sono state ben 120 mila segnalazioni all'autorità, ma solo un migliaio è stato davvero esaminato da polizia e magistratura che hanno pochi mezzi per indagare e sanzionare. Adesso il governo vuole chiedere senso di responsabilità ai server, che dovranno segnalare ed eventualmente rimuovere insulti, un po' come già accade per altri contenuti illegali sulla Rete, per esempio la pedopornografia.
Ovviamente c'è già chi accusa la Francia di violare la sacrosanta libertà di espressione. Dove finisce la critica, e dove comincia l'insulto? La ministra per i Diritti delle Donne, Najat Vallaud-Belkacem, ha fatto l'esempio di un tweet contro la militante antirazzista, Rokhaya Diallo. "Bisogna stuprare questa stronza di Rokhaya, così ci sbarazzeremo dell'antirazzismo", era scritto. Un incitamento alla violenza sessuale, poi oggetto di una sentenza di tribunale. Gli attacchi sessisti non sono certo stati inventati con il web. Ma la facilità con cui, anche in Italia, vengono diffusi e tollerati merita una riflessione, com'è accaduto anche negli ultimi giorni dopo gli attacchi a Laura Boldrini, terza carica dello Stato.
Certo, la legge non basta a risolvere tutto: serve un cambio culturale. Ma almeno il governo francese, schierandosi a favore di un "censura" mirata sui social network, ha aperto il dibattito.
Twitter: @anaisginori