Il trailer è di quelli che fanno venire la voglia di scoprire di più: ritmato, accattivante, colorato, allegro. Sullo schermo scorrono le immagini di donne di tutto il mondo: suore cattoliche accompagnate da bambine, anziane avvolte negli abiti tradizionali degli indiani d'America, danzatrici impegnate in coreografie perfette, composte buddiste e africane scatenate con i loro tamburi. E poi tanti, tanti uomini e bambini: da Berlino a Parigi passando per le piazze di Rimini e Torino.
Hanno scelto il linguaggio che lo scorso anno ha permesso un successo planetario - un miliardo di persone in piazza in 207 Paesi - le organizzatrici della One Billion Rising Campaign per lanciare l'appuntamento del 2014: il 14 febbraio le donne di tutto il mondo torneranno in strada per ballare al ritmo di semplici passi di danza e gridare tutte insieme alla fine contro la violenza sulle donne. Un rito liberatorio quasi, inventato da Eve Ensler, la creatrice dei Monologhi della vagina, che ha unito i cinque continenti in una richiesta di giustizia: basta con la violenza sulle donne, basta con le statistiche che puntualmente, ogni anno, tornano a raccontarci come una su tre in tutto il mondo abbia subito violenza.
Il messaggio non è nuovo, certo: ma il linguaggio sì. Trasformare una richiesta di giustizia in un ballo pieno di energia e positività, invece che in una scontata lamentela, è stata la chiave che ha consentito lo scorso anno un successo oltre ogni aspettativa. Anche in Italia.
Quest'anno le organizzatrici tornano alla carica, con la voglia di superarsi: perché in India, dodici mesi dopo la morte della ragazza di Mumbai stuprata su un bus, nulla è cambiato, e gli anziani di un villaggio posso decidere lo stupro collettivo come punizione per un'adolescente che ha osato troppo. In certe parti del Mali è ancora tradizione che un uomo dorma con una bambina di dieci anni per "avviarla alla vita". E in Italia c'è ancora chi si permette di usare l'arma della violenza per zittire le donne che fanno politica. E allora ancora una volta, purtroppo, serve mobilitarsi per dire basta.
Twitter: @francescacaferr
Hanno scelto il linguaggio che lo scorso anno ha permesso un successo planetario - un miliardo di persone in piazza in 207 Paesi - le organizzatrici della One Billion Rising Campaign per lanciare l'appuntamento del 2014: il 14 febbraio le donne di tutto il mondo torneranno in strada per ballare al ritmo di semplici passi di danza e gridare tutte insieme alla fine contro la violenza sulle donne. Un rito liberatorio quasi, inventato da Eve Ensler, la creatrice dei Monologhi della vagina, che ha unito i cinque continenti in una richiesta di giustizia: basta con la violenza sulle donne, basta con le statistiche che puntualmente, ogni anno, tornano a raccontarci come una su tre in tutto il mondo abbia subito violenza.
Il messaggio non è nuovo, certo: ma il linguaggio sì. Trasformare una richiesta di giustizia in un ballo pieno di energia e positività, invece che in una scontata lamentela, è stata la chiave che ha consentito lo scorso anno un successo oltre ogni aspettativa. Anche in Italia.
Quest'anno le organizzatrici tornano alla carica, con la voglia di superarsi: perché in India, dodici mesi dopo la morte della ragazza di Mumbai stuprata su un bus, nulla è cambiato, e gli anziani di un villaggio posso decidere lo stupro collettivo come punizione per un'adolescente che ha osato troppo. In certe parti del Mali è ancora tradizione che un uomo dorma con una bambina di dieci anni per "avviarla alla vita". E in Italia c'è ancora chi si permette di usare l'arma della violenza per zittire le donne che fanno politica. E allora ancora una volta, purtroppo, serve mobilitarsi per dire basta.
Twitter: @francescacaferr