C'ERANO una volta le scrittrici femministe d'America, quelle che suonavano la carica al resto del mondo: le Camille Paglia, le Erica Jong, le Naomi Wolf. Le loro analisi giravano il mondo e facevano discutere migliaia di donne (e di uomini), il loro libri si trasformavano in best seller di sicuro successo, le loro tesi servivano da base per costruire progetti e idee. Oggi la maggior parte di loro è ancora attiva, eppure fatica a raggiungere con i suoi messaggi la massa delle persone: alcune, vedi Naomi Wolf e la sua lotta alla globalizzazione, sono passate ad occuparsi d'altro, altre semplicemente trovano meno risonanza presso il pubblico internazionale.
È un segno dei tempi, allora, che da un paio di anni a questa parte la nuova madrina del femminismo Made in Usa non sia un'intellettuale, ma una donna d'affari proveniente dal settore che più di ogni altro ha rinnovato l'industria americana nell'ultimo ventennio, l'high tech. Da quando ha pubblicato Lean In, appello alle donne perché si "facciano avanti", come dice appunto il libro (in Italia edito da Mondadori) la Sandberg, direttore operativo di Facebook, è diventata la faccia nuova della battaglia per l'avanzamento femminile nel mondo del lavoro americano.
Insieme al libro, ha dato vita a una fondazione che sostiene le Best Practices, ovvero incoraggia e diffonde gli esempi virtuosi di imprese che danno spazio alle donne, portando in giro negli Usa in contemporanea seminari e incontri su come migliorare l'approccio femminile all'impresa e al lavoro. E nei giorni scorsi ha annunciato un'iniziativa insieme a Getty Images, la banca dati di immagini più grande del mondo, per modificare le immagini nell'archivio di Getty: meno spazio a mamme sorridenti che allattano al computer sprizzando gioia da tutti i pori, più a modelli reali di donne al lavoro con smartphone e tablet.
Quest'ultima mossa ha definitivamente catapultato la Sandberg dal ruolo di donna manager a quello di intellettuale che cerca di influenzare la società. Una scelta che non è piaciuta a tutti. "È l'ultimo passaggio di una discesa dal mondo della realtà a quello dominato dai computer", ha commentato un lettore sul New York Times. Analisi polemica ma acuta, che racconta bene una faccia dell'America di oggi.
Twitter: @francescacaferr
È un segno dei tempi, allora, che da un paio di anni a questa parte la nuova madrina del femminismo Made in Usa non sia un'intellettuale, ma una donna d'affari proveniente dal settore che più di ogni altro ha rinnovato l'industria americana nell'ultimo ventennio, l'high tech. Da quando ha pubblicato Lean In, appello alle donne perché si "facciano avanti", come dice appunto il libro (in Italia edito da Mondadori) la Sandberg, direttore operativo di Facebook, è diventata la faccia nuova della battaglia per l'avanzamento femminile nel mondo del lavoro americano.
Insieme al libro, ha dato vita a una fondazione che sostiene le Best Practices, ovvero incoraggia e diffonde gli esempi virtuosi di imprese che danno spazio alle donne, portando in giro negli Usa in contemporanea seminari e incontri su come migliorare l'approccio femminile all'impresa e al lavoro. E nei giorni scorsi ha annunciato un'iniziativa insieme a Getty Images, la banca dati di immagini più grande del mondo, per modificare le immagini nell'archivio di Getty: meno spazio a mamme sorridenti che allattano al computer sprizzando gioia da tutti i pori, più a modelli reali di donne al lavoro con smartphone e tablet.
Quest'ultima mossa ha definitivamente catapultato la Sandberg dal ruolo di donna manager a quello di intellettuale che cerca di influenzare la società. Una scelta che non è piaciuta a tutti. "È l'ultimo passaggio di una discesa dal mondo della realtà a quello dominato dai computer", ha commentato un lettore sul New York Times. Analisi polemica ma acuta, che racconta bene una faccia dell'America di oggi.
Twitter: @francescacaferr