Qualche giorno fa l’attrice Ellen Page ha fatto il suo coming out. Come Gianni Amelio, Michael Sam, il giocatore di football americano, Tiziano Ferro e centinaia di altri personaggi famosi. È una pratica incoraggiata dal movimento LGBT perchè serve a far uscire dalla solitudine, dal “closet” (nascondiglio, «coming out of the closet» è l’esperessione per intero) la persona che si dichiara e a confortare chi non è ancora riuscito a dichiararsi.
In un’intervista a un quotidiano spagnolo, la filosofa Beatriz Preciado, spiega che il movimento LGBT è «normalizzante» (matrimonio, adozione, politiche per l’uguaglianza hanno lo scopo di equiparare coppie omosessuali a coppie eterosessuali) mentre il Movimento Queer «mette in discussione l’opposizione tra mascolinità e femminilità, eterosessualità e omosessualità, di fronte alla possibilità che ci sia una molteplicità di formazioni morfologiche e somatiche che non passano per il binarismo (o divisione binaria). Non so, magari esistono quattro persone che desiderano adottare qualcuno, o adottare in gruppo tre persone che vivono in strada. Perché l’uno o l’altro, necessariamente? Perché la maternità normativa o l’adozione gay?».
«Non mi considero omosessuale», scrive ancora Preciado, «chi si crede o definisce omosessuale, che continui pure a definirsi con categorie del diciannovesimo secolo, io non devo definirmi in questo modo!... Può esserci, per esempio, una separazione dell’eterosessualità come pratica e come regime politico. Non si tratta semplicemente di chi ci portiamo a letto, si tratta di definire in quale regime politico mi inscrivo, come sto pensando le relazioni di potere. Per questo possono esserci persone omosessuali che assumono posizioni totalmente normative, o eterosessuali coinvolti nel Movimento Queer. Questa differenza, quindi, politicamente non serve più».
Avrei voluto scrivere che a me il coming out è sempre sembrata una pratica barbarica e violenta, ma è ovvio che quello che sembra a me non ha alcuna importanza di fronte al fatto che il coming out, se viene promosso con tanta intensità, deve essere stato e sarà di aiuto a molta gente.
Io però sto con Beatriz Preciado, al cento per cento.
Twitter: @elenastanka
In un’intervista a un quotidiano spagnolo, la filosofa Beatriz Preciado, spiega che il movimento LGBT è «normalizzante» (matrimonio, adozione, politiche per l’uguaglianza hanno lo scopo di equiparare coppie omosessuali a coppie eterosessuali) mentre il Movimento Queer «mette in discussione l’opposizione tra mascolinità e femminilità, eterosessualità e omosessualità, di fronte alla possibilità che ci sia una molteplicità di formazioni morfologiche e somatiche che non passano per il binarismo (o divisione binaria). Non so, magari esistono quattro persone che desiderano adottare qualcuno, o adottare in gruppo tre persone che vivono in strada. Perché l’uno o l’altro, necessariamente? Perché la maternità normativa o l’adozione gay?».
«Non mi considero omosessuale», scrive ancora Preciado, «chi si crede o definisce omosessuale, che continui pure a definirsi con categorie del diciannovesimo secolo, io non devo definirmi in questo modo!... Può esserci, per esempio, una separazione dell’eterosessualità come pratica e come regime politico. Non si tratta semplicemente di chi ci portiamo a letto, si tratta di definire in quale regime politico mi inscrivo, come sto pensando le relazioni di potere. Per questo possono esserci persone omosessuali che assumono posizioni totalmente normative, o eterosessuali coinvolti nel Movimento Queer. Questa differenza, quindi, politicamente non serve più».
Avrei voluto scrivere che a me il coming out è sempre sembrata una pratica barbarica e violenta, ma è ovvio che quello che sembra a me non ha alcuna importanza di fronte al fatto che il coming out, se viene promosso con tanta intensità, deve essere stato e sarà di aiuto a molta gente.
Io però sto con Beatriz Preciado, al cento per cento.
Twitter: @elenastanka