Parla con lei

Le eroine grissino delle favole Disney

di MICHELA MARZANO

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Anche Frozen, l'ultimo cartone animato della Disney, è recentemente finito al centro di critiche e polemiche. Non certo per la qualità dei disegni, visto che Frozen è stato premiato ai Golden Globe 2014 come miglior film d'animazione. Non certo per la banalità della storia, visto che sono stati in molti a riconoscere la novità e l'originalità della trama: le due protagoniste, Elsa e Anna, non hanno più niente a che vedere con le principesse del passato e vivono situazioni molto più reali, prendendo di petto le difficoltà della vita. Se è nata una polemica, è piuttosto per l'immagine della donna che emergerebbe anche attraverso questo modernissimo cartone animato. Come sottolinea il sociologo americano Philip N. Cohen, una delle due protagoniste femminili, Anna, avrebbe "gli occhi più grandi dei polsi", il che suggerirebbe, ancora una volta, che la femminilità ideale coincide con la magrezza. Con tutte le conseguenze ormai tristemente note, e in particolare il messaggio ambiguo che verrebbe dato alle più piccole: si deve essere magre non solo per essere belle, ma anche e soprattutto per essere amate. Polemica assurda o giuste considerazioni?

Quando il film uscì in sala in America, Anna Smith, sul Guardian, scrisse che sia Elsa sia Anna avevano proporzioni tali da "far sembrare massiccia persino Barbie". Come se le donne, nonostante si fossero liberate dalle catene dell'ubbidienza e della sottomissione, non potessero ancora liberarsi dall'onere di essere sempre e comunque magrissime, impeccabili e perfette. Con tutti i rischi legati a questo tipo di messaggi, soprattutto in un'epoca in cui moltissime adolescenti soffrono di disturbi del comportamento alimentare.

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Certo, l'attenzione ossessiva per l'immagine corporea e il culto per la magrezza non possono essere considerati la "causa" dei disturbi alimentari. Ormai sappiamo bene che dietro l'anoressia e la bulimia c'è ben altro. Ma è fuor di dubbio che determinate immagini in cui si continua ad associare magrezza, bellezza e amore contribuiscono ad indicare la direzione verso cui le donne dovrebbero incamminarsi per potersi realmente affermare, spingendole così a canalizzare il proprio malessere proprio sul cibo.

In un'epoca in cui le immagini sono talmente tanto centrali, perché sono loro che ci seducono e ci convincono molto più di tanti discorsi e di tante analisi, forse sarebbe opportuno che anche il mondo del cinema capisse l'importanza di diversificare le immagini che si veicolano della femminilità e del successo. Sarebbe interessante che, anche nei cartoni animati, oltre a presentare storie diverse rispetto a quelle del passato - piene solo di Belle addormentate nel bosco che per essere baciate dal principe devono prima morire o di Cenerentole perseguitate dalle matrigne - cominciassero a emergere figure di bambine e ragazze meno perfette, più reali, più vere. Non perché le fiabe non debbano più far sognare, ma affinché i sogni proposti non si traducano poi, per troppe adolescenti, in incubi da cui è sempre molto difficile e doloroso venire fuori.

Twitter: @MichelaMarzano