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Tante strade portano le donne al potere

di FRANCESCA CAFERRI

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Mai così tante donne nei parlamenti del mondo: qualche giorno fa l'Unione interparlamentare internazionale (Ipu) ha presentato i dati annuali sulle donne in politica.

I risultati sono incoraggianti: a livello globale, le elezioni del 2013 hanno portato a un incremento dell'1,5% della presenza femminile nelle assemblee legislative.

"Può sembrare poco, ma se consideriamo che in questa maniera siamo arrivati ad avere quasi il 22% di donne nei parlamenti del mondo, continuando di questo passo entro la prossima generazione saremo in grado di arrivare alla parità: una cosa che non avevamo mai immaginato prima", ha spiegato il segretario generale dell'Ipu, Anders Johnsson. La notizia assume un rilievo tutto speciale per l'Italia, visto che arriva all'indomani della bocciatura da parte della Camera dei deputati degli emendamenti sulla parità di genere nella nuova legge elettorale: l'Ipu sottolinea infatti che i progressi registrati nel mondo sono in buona parte dovuti all'inserimento di strumenti che hanno consentito una più equa rappresentanza delle candidate nelle liste elettorale. Le "quote rosa", come qualcuno si ostina a chiamarle, dunque hanno funzionato: ma l'etichetta così com'è non funziona.
Diversi Paesi hanno adottato formule differenti, una ricetta magica da usare ovunque non esiste: studiati su misura per le realtà in cui andavano a inserirsi, gli strumenti per la parità hanno comunque ottenuto un effetto, in particolare in Africa e America Latina, dove gli incrementi sono stati i più evidenti (a guidare la classifica, ancora una volta è il Ruanda, dove più del 60% dei parlamentari sono donne).

No alle quote secche dunque, sì a metodi che garantiscano la rappresentanza femminile: sarebbe bello che il messaggio arrivasse al Parlamento italiano, diviso come non mai sul tema.

Per poco, ma secondo i dati Ipu anche il nostro Paese nel 2013 è entrato nel club dei Top 30, ovvero nel gruppo virtuoso di parlamenti in cui le donne complessivamente superano il 30% degli eletti (oggi siamo al 29% al Senato e al 31,4% alla Camera). Frutto di un pressante lavoro di lobbying delle donne, della voglia di rinnovamento, dei movimenti di piazza che avevano punteggiato i mesi prima delle elezioni. Ora il rischio è che, senza strumenti adeguati, con il prossimo voto l'Italia esca di nuovo fuori dalla lista dei virtuosi: un motivo in più per riflettere sui meccanismi della nuova legge elettorale.
Twitter: @francescacaferr