Parla con lei

A.A.A. figurina cercasi per le liste europee

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Le elezioni europee si avvicinano: in Italia - e ad essere franchi anche nel resto d'Europa - i giornali si sono concentrati sulla possibile (anzi probabile) affermazione dei partiti anti-Ue a Strasburgo e sulle conseguenze economiche e finanziarie che il voto potrebbe avere per i Paesi più deboli dal punto di vista economico come il nostro.

Nei titoli se ne parla poco, ma nei salotti buoni della politica il braccio di ferro sui nomi da inserire nelle liste è già partito da diversi mesi. Oltre ai soliti ripescati e agli ex eccellenti da piazzare, quest'anno pare che ci sia un modello di candidato che va per la maggiore, soprattutto se di genere femminile. Quello strano, un po' etnico, dall'aria internazionale, occhi a mandorla o carnagione scura, per capirsi, ma sempre facilmente spendibile: insomma la candidata velata magari no, se fosse possibile evitarla sarebbe meglio. Che la polemica, si sa, è sempre dietro l'angolo.

Cercasi dunque figurina Panini perfetta da mandare a Strasburgo per dimostrare che l'Italia è multietnica, multiculturale, politicamente aperta al futuro e pronta a rispondere alle istanze delle nuove generazioni: rivolgersi praticamente a tutti i partiti, Lega Nord inclusa.

La cosa che colpisce è che i diretti interessati, lungi dal mostrare gratitudine per una politica che finalmente si accorge di loro, non sembrano gradire tanta attenzione: le riflessioni pubblicate nei giorni scorsi su due dei principali siti web che si occupano di queste tematiche - Yalla Italia e Corriereimmigrazione - spiegano i loro dubbi. Riporto parte di quelle che la brava scrittrice Igiaba Sciego ha fatto nel suo intervento su www.corriereimmigrazione.it:

"Stanno per arrivare le elezioni europee adesso. Come ogni elezione, anche quest'anno il mio telefono ha squillato. La solita richiesta di sempre: 'Ti va di candidarti, Igiaba Scego?'. Io a questa solita richiesta rispondo con la mia solita risposta: 'No, grazie'. Ma è un 'no' che per me è azione politica. Mi succede ormai da anni di dire no. Ho detto no alle politiche, alle regionali, alle comunali, alle municipali. Una volta ho ricevuto quattro telefonate nel giro di 45 minuti da partiti e liste civiche che mi volevano nella 'squadra' perché - cito letteralmente - 'ci serve la tua faccia'. In quei momenti una si sente come quelle modelle della réclame francese dello shampoo, tutta fru-fru e parecchio lusingata dell'offerta. Ma poi arriva subito l'amarezza che ti spappola il cuore. Lo senti, purtroppo, che ti hanno chiamato solo per il tuo aspetto e non per il tuo percorso di vita o (parola grossa) per le tue competenze. E anche se vorresti fare la fanatica, darti delle arie, nemmeno puoi, perché in fondo all'anima sai di essere solo una misera figurina Panini e nemmeno di quelle più ricercate.

"Il sospetto (che spesso è certezza) è che serviamo nelle liste solo per il colore della pelle, la forma delle orecchie, il velo in testa o gli occhi a mandorla. Magari un nome esotico, in fondo naturalmente, fa anche più scena in una lista elettorale dove il vincitore già si sa chi è. Siamo come la carta da parati nella stanza del bambino di casa, facciamo un po' di colore e parecchia allegria. Ma ecco, la carta da parati fiorata non la useresti per il salotto, quella va bene per la stanza del piccolo. Non puoi sconfinare in salotto... il salotto è proibito per te e per quelli come te. Ma in lista, accidenti, serve un negro, 'na talebana, un frocio, un handicappato. Magari se sei negro, frocio, handicappato e pure talebana tutto insieme sarebbe anche meglio. Sono dura? Forse. Lo sono quando uso un lessico politicamente scorretto. Ma la realtà di questi anni, l'uso scriteriato, per non dire lo scempio, fatto sui nostri corpi è stato enorme".

Che si condivida o meno, questa riflessione di Igiaba Scego mi pare una lente interessante con cui orientarsi per votare.
Twitter:@francescacaferr