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L'educazione sessuale fa paura alle Sentinelle

di MICHELA MARZANO

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MENTRE in Inghilterra, il 29 marzo, si celebravano le prime nozze gay e David Cameron dichiarava orgoglioso che ormai, in Gran Bretagna, "non sarà più importante se sei eterosessuale o omosessuale perché lo Stato riconoscerà qualunque rapporto", in Italia, nello stesso giorno, a Torino, a Genova, e in molte altre città del nord, si assisteva all'organizzazione di manifestazioni contro quella che in tanti chiamano "l'ideologia gender".
Promosse dal movimento delle Sentinelle in Piedi, nato "in difesa della libertà di espressione", le manifestazioni sono state poco spettacolari, ma molto simboliche: centinaia di persone si sono date appuntamento in piazza e sono rimaste in piedi, in silenzio, con in mano una Bibbia.

Nato sulla scia della Manif pour Tous in Francia - che l'anno scorso aveva visto centinaia di migliaia di persone opporsi al progetto di legge sul matrimonio gay - il movimento delle Sentinelle sta progressivamente crescendo. Le Sentinelle sono convinte che anche nel nostro Paese si starebbe ormai assistendo alla penetrazione di una pericolosa "propaganda gender". E che, con la scusa di proteggere le persone omosessuali e transessuali, anche in Italia si vorrebbe restringere la libertà di espressione di chiunque sia convinto, per fede o per cultura, che non è legittimo sostituire alla famiglia tradizionale quella formata da due papà o da due mamme. Ma siamo sicuri che esista veramente questo tipo di propaganda? Perché una legge come quella contro l'omofobia, votata alla Camera ma per ora bloccata in Senato, abbia come scopo quello di restringere la libertà di espressione?

La questione è complessa. Soprattutto quando ci si trincera dietro a slogan che, con la realtà, hanno poco a che vedere. Da un lato, c'è una profonda incomprensione della legge contro l'omofobia, il cui scopo è solo quello di estendere la legge Mancino - che per ora punisce chiunque discrimini per motivi razziali o inciti alla violenza e all'odio - anche alle persone omosessuali e transessuali. Non si tratta quindi di impedire a nessuno di esprimere liberamente le proprie opinioni, ma di punire chi, confondendo l'opinione con l'insulto, pensa sia legittimo trattare omosessuali e trans come "perversi", "anormali", "contro natura", ecc. Dall'altro, c'è l'inconsapevolezza di chi, parlando di teoria di genere, forse non sa che di teorie di genere ce ne sono moltissime, e che insegnare a scuola la tolleranza e l'accettazione delle differenze non significa affatto imporre una determinata visione del mondo o della famiglia. Spiegare che un ragazzo possa essere attratto da un altro ragazzo o che una ragazza possa amare un'altra ragazza non significa affatto istigare all'omosessualità, ma semplicemente spiegare che l'omosessualità non è una devianza, ma semplicemente un diverso orientamento sessuale.

Certo, quando si parla di educazione sessuale, c'è sempre chi pensa che si tratti di un tema che esuli dal contesto scolastico, un tema sul quale solo i genitori dovrebbero avere il diritto di dire la loro. Ma per quale motivo la scuola non dovrebbe affrontare il tema degli stereotipi sessuali, dell'uguaglianza nella differenza e del rispetto di tutti, indipendentemente dall'orientamento sessuale? Per quale motivo non spiegare che il sesso non determina necessariamente il genere, esattamente come si spiega il principio di non contraddizione o la legge di gravità?

Educare significa innanzitutto diffondere cultura. E diffondere cultura significa aiutare i più piccoli a trovare le parole giuste per nominare le cose. È solo così che si potrà un giorno permettere a tutti di reagire in modo critico di fronte alle discriminazioni e alle violenze.
Twitter: @MichelaMarzano