«Ciao, sono una ragazza di 15 anni. Mi hai sempre affascinato, sei una persona famosa, quando vedo le tue belle foto non posso fare a meno di credere che sei una persona onesta». È così che scrive una delle tante fan a Marc Dutroux, condannato in Belgio all’ergastolo per pedofilia. Riconosciuto colpevole di abusi su sei bambine, quattro delle quali sono poi morte, l’uomo riceve quotidianamente lettere di questo tipo. Ragazzine che si innamorano di un’immagine. Donne affascinate da uomini che, per loro, sarebbero solo vittime di incomprensione e di indifferenza. E Marc Dutroux non è certo un’eccezione. Visto che anche Luca Varani, l’ex di Lucia Annibali - condannato per tentato omicidio a vent’anni di reclusione dopo aver pagato due sicari affinché aggredissero Lucia con l’acido - ha recentemente ricevuto una decina di lettere d’amore. Come spiegare un tale fenomeno? Come è possibile che questi uomini, simbolo della violenza inaudita contro le donne, possano ancora affascinare o commuovere?
Alessandra Pauncz, psicologa e presidente del Centro Ascolto Uomini Maltrattanti di Firenze, parla di sindrome della crocerossina. Si tratterebbe di ragazze e donne che immaginano di poter “salvare” gli uomini violenti, perché in fondo la violenza non sarebbe altro che una conseguenza dell’incapacità, da parte delle vittime, di prendersi veramente cura di loro. Ragazze e donne che si illudono di essere diverse da tutte le altre: capaci di capire e compatire, di accogliere e far cambiare. Una versione rivisitata della fiaba La bella e la bestia in cui, dietro il mostro, si celerebbe un principe azzurro. Quell’ «io ti salverò» che porta con sé il sogno, da parte di queste donne, di essere riconosciute come uniche, speciali, superiori.
Chi si interessa al dramma delle violenze contro le donne, sa bene che gli uomini maltrattanti possono anche essere di buona famiglia e avere un ottimo livello di istruzione. Ma sa anche che si tratta per lo più di uomini con problemi identitari, molto spesso insicuri e incapaci non solo di sapere chi sono veramente, ma anche di accettare le proprie faglie. Ecco perché talvoltasi convincono che i propri fallimenti dipendano dall’atteggiamento ribelle o non sottomesso della donna. E che la violenza che esercitano sia solo la conseguenza inevitabile del loro comportamento. In casi come questi, però, nessuna donna potrà mai uscirne indenne. Meno che mai chi, come le ragazze che scrivono a Marc Dutroux o a Luca Varani, ha molto probabilmente bisogno di «pervertire e sostituire la realtà in modo da riempire un vuoto», come spiega bene la dottoressa Pauncz.
Il vuoto che ognuno di noi si porta dentro, e che caratterizza la condizione umana, non può mai essere colmato o riempito. Meno che mai da un uomo violento. Quel vuoto può al limite essere “attraversato” insieme ad un’altra persona. Ma a condizione che l’altro sia capace di riconoscere l’alterità e la dignità di chi gli è accanto. Cosa che, purtroppo, gli uomini maltrattanti non riescono a fare. Anzi. Loro, in quel vuoto, ci penetrano violentemente, fino a ridurre l’altro ad un semplice oggetto. Una cosa da utilizzare a piacimento e, eventualmente, distruggere.
Quando si ha a che fare con uomini di questo tipo, la fiaba non finisce mai con la “bestia” che diventa “principe”, ma con la principessa che muore, distrutta anche lei dalla violenza di chi è incapace di riconoscere l’altro come una persona dotata di dignità e, per questo, assolutamente inviolabile.
Twitter: @MichelaMarzano
Alessandra Pauncz, psicologa e presidente del Centro Ascolto Uomini Maltrattanti di Firenze, parla di sindrome della crocerossina. Si tratterebbe di ragazze e donne che immaginano di poter “salvare” gli uomini violenti, perché in fondo la violenza non sarebbe altro che una conseguenza dell’incapacità, da parte delle vittime, di prendersi veramente cura di loro. Ragazze e donne che si illudono di essere diverse da tutte le altre: capaci di capire e compatire, di accogliere e far cambiare. Una versione rivisitata della fiaba La bella e la bestia in cui, dietro il mostro, si celerebbe un principe azzurro. Quell’ «io ti salverò» che porta con sé il sogno, da parte di queste donne, di essere riconosciute come uniche, speciali, superiori.
Chi si interessa al dramma delle violenze contro le donne, sa bene che gli uomini maltrattanti possono anche essere di buona famiglia e avere un ottimo livello di istruzione. Ma sa anche che si tratta per lo più di uomini con problemi identitari, molto spesso insicuri e incapaci non solo di sapere chi sono veramente, ma anche di accettare le proprie faglie. Ecco perché talvoltasi convincono che i propri fallimenti dipendano dall’atteggiamento ribelle o non sottomesso della donna. E che la violenza che esercitano sia solo la conseguenza inevitabile del loro comportamento. In casi come questi, però, nessuna donna potrà mai uscirne indenne. Meno che mai chi, come le ragazze che scrivono a Marc Dutroux o a Luca Varani, ha molto probabilmente bisogno di «pervertire e sostituire la realtà in modo da riempire un vuoto», come spiega bene la dottoressa Pauncz.
Il vuoto che ognuno di noi si porta dentro, e che caratterizza la condizione umana, non può mai essere colmato o riempito. Meno che mai da un uomo violento. Quel vuoto può al limite essere “attraversato” insieme ad un’altra persona. Ma a condizione che l’altro sia capace di riconoscere l’alterità e la dignità di chi gli è accanto. Cosa che, purtroppo, gli uomini maltrattanti non riescono a fare. Anzi. Loro, in quel vuoto, ci penetrano violentemente, fino a ridurre l’altro ad un semplice oggetto. Una cosa da utilizzare a piacimento e, eventualmente, distruggere.
Quando si ha a che fare con uomini di questo tipo, la fiaba non finisce mai con la “bestia” che diventa “principe”, ma con la principessa che muore, distrutta anche lei dalla violenza di chi è incapace di riconoscere l’altro come una persona dotata di dignità e, per questo, assolutamente inviolabile.
Twitter: @MichelaMarzano