Parla con lei

Ultim'ora

David Rossi, la perizia sulla morte: “Aggredito da più persone, tentava di difendersi”

Casalinghe per forza per uscire dalla crisi

1 minuti di lettura
La recessione americana ha fatto un'altra vittima. Ci è voluto un po' di tempo perché i sociologi se ne accorgessero e cominciassero a studiare il fenomeno, ma la tendenza è ormai chiara: da quando l'economia degli Stati Uniti è ripartita una categoria di lavoratori è rimasta comunque indietro, ed è quella delle madri.
I numeri elaborati nei giorni scorsi dal Pew Research Center, uno dei più prestigiosi think tank americani, lasciano spazio a pochi dubbi: tre madri su dieci con figli minori di 18 anni che vivono con loro oggi in America non lavorano, con un incremento percentuale di tre punti rispetto al picco della recessione, che negli Usa è stato toccato nel 2008. 

I dati del Pew Center spiegano che in pochi casi restare a casa è frutto di una scelta: "Quando abbiamo chiesto perché non lavoravano, la maggior parte ha detto subito che era per prendersi cura dei bambini, ma moltissime hanno poi ammesso che non erano riuscite a trovare un lavoro", spiega l'autrice del rapporto D'Vera Cohn.

Per l'America, la notizia è una sorta di shock: negli Usa il numero di donne al lavoro ha registrato una crescita costante dagli anni della Grande depressione in avanti. Il lavoro femminile è spesso presentato come una delle grandi conquiste della società americana: nessuno condanna le donne che non lavorano, ma si sottolinea spesso che dietro allo status di una casalinga c'è una scelta, perché le occasioni, migliori o peggiori, per le donne non mancano. O non mancavano: nel 2000 solo l'1% delle donne che stavano a casa dichiarava di farlo perché non aveva trovato un impiego, nel 2012 la percentuale è salita al 6%, con picchi anche maggiori nelle categorie delle lavoratrici meno qualificate. Un dato che preoccupa i sociologi americani, e non solo loro: il crollo dell'occupazione femminile sarà uno dei prezzi da pagare per uscire dalla crisi anche in Europa?

Twitter: @francescacaferr