Sexi-jihad, la bugia piace all’Occidente
di FRANCESCA CAFERRI
Certi miti sono duri a morire: in questi anni di lavoro, ho imparato che quelli che riguardano le donne musulmane sono fra i più tenaci, come se qualcosa negli ultimi 15 anni si fosse insinuato nelle teste dell’Occidente e faticasse a uscire, nonostante le smentite e le prove contrarie. Capita così che regolarmente torni a galla la storia della jihad del sesso.
Lo scorso anno, l’epicentro della vicenda è stata la Tunisia, dove un ministro del governo ha messo in guardia contro l’ondata di giovani donne che sarebbero state convinte a partire per la Siria per soddisfare gli appetiti sessuali dei combattenti stranieri accorsi a imbracciare le armi contro Bashar al-Assad. Il ministro aveva anche indicato il nome di una di queste donne, fermata giusto in tempo: peccato che una serie di indagini da parte dei media tunisini e internazionali avessero smentito la sua storia.
La smentita comunque non era bastata: il numero di testate - fra cui …
Lo scorso anno, l’epicentro della vicenda è stata la Tunisia, dove un ministro del governo ha messo in guardia contro l’ondata di giovani donne che sarebbero state convinte a partire per la Siria per soddisfare gli appetiti sessuali dei combattenti stranieri accorsi a imbracciare le armi contro Bashar al-Assad. Il ministro aveva anche indicato il nome di una di queste donne, fermata giusto in tempo: peccato che una serie di indagini da parte dei media tunisini e internazionali avessero smentito la sua storia.
La smentita comunque non era bastata: il numero di testate - fra cui …
Certi miti sono duri a morire: in questi anni di lavoro, ho imparato che quelli che riguardano le donne musulmane sono fra i più tenaci, come se qualcosa negli ultimi 15 anni si fosse insinuato nelle teste dell’Occidente e faticasse a uscire, nonostante le smentite e le prove contrarie. Capita così che regolarmente torni a galla la storia della jihad del sesso.
Lo scorso anno, l’epicentro della vicenda è stata la Tunisia, dove un ministro del governo ha messo in guardia contro l’ondata di giovani donne che sarebbero state convinte a partire per la Siria per soddisfare gli appetiti sessuali dei combattenti stranieri accorsi a imbracciare le armi contro Bashar al-Assad. Il ministro aveva anche indicato il nome di una di queste donne, fermata giusto in tempo: peccato che una serie di indagini da parte dei media tunisini e internazionali avessero smentito la sua storia.
La smentita comunque non era bastata: il numero di testate - fra cui alcune molto prestigiose - che avevano ripreso le sue parole senza alcuna verifica, non tenendo conto delle motivazioni politiche che erano dietro alla sua dichiarazione, era stato infinitamente superiore a quello di chi - Le Monde, l’Huffington Post, fra gli altri - aveva indagato e smentito la vicenda.
Ora la questione torna a galla: un gruppo di media iraniani ha rivelato nei giorni scorsi la storia di una donna saudita, partita dal suo Paese pronta a sacrificarsi per la causa siriana, che avrebbe avuto rapporti sessuali con decine di combattenti al giorno. Ci hanno messo poco i blogger iraniani a smontare la storia e a rivelarne lo scopo politico (dimostrare la degenerazione dei combattenti anti-Assad e del Paese che è fra i loro maggiori sponsor) ma non è bastato: anche in questo caso la vicenda ha trovato vasta eco, anche sulla stampa occidentale. A dimostrazione che i preconcetti hanno vita lunga.
Twitter: @francescacaferr
Lo scorso anno, l’epicentro della vicenda è stata la Tunisia, dove un ministro del governo ha messo in guardia contro l’ondata di giovani donne che sarebbero state convinte a partire per la Siria per soddisfare gli appetiti sessuali dei combattenti stranieri accorsi a imbracciare le armi contro Bashar al-Assad. Il ministro aveva anche indicato il nome di una di queste donne, fermata giusto in tempo: peccato che una serie di indagini da parte dei media tunisini e internazionali avessero smentito la sua storia.
La smentita comunque non era bastata: il numero di testate - fra cui alcune molto prestigiose - che avevano ripreso le sue parole senza alcuna verifica, non tenendo conto delle motivazioni politiche che erano dietro alla sua dichiarazione, era stato infinitamente superiore a quello di chi - Le Monde, l’Huffington Post, fra gli altri - aveva indagato e smentito la vicenda.
Ora la questione torna a galla: un gruppo di media iraniani ha rivelato nei giorni scorsi la storia di una donna saudita, partita dal suo Paese pronta a sacrificarsi per la causa siriana, che avrebbe avuto rapporti sessuali con decine di combattenti al giorno. Ci hanno messo poco i blogger iraniani a smontare la storia e a rivelarne lo scopo politico (dimostrare la degenerazione dei combattenti anti-Assad e del Paese che è fra i loro maggiori sponsor) ma non è bastato: anche in questo caso la vicenda ha trovato vasta eco, anche sulla stampa occidentale. A dimostrazione che i preconcetti hanno vita lunga.
Twitter: @francescacaferr