Parla con lei

A scuola da Belén si diventa tutte uguali

di MICHELA MARZANO

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"Oggi vanno di moda gli instant book, noi facciamo degli instant look". È con queste parole che Luca Tiraboschi, direttore di Italia1, cerca di liquidare le polemiche di questi ultimi giorni su Come mi vorrei, il nuovo appuntamento del pomeriggio della rete che dirige. Nella trasmissione, condotta da Belén, alcune ragazze si rivolgono alla showgirl per risolvere problemi estetici o esistenziali. Ecco allora che c'è chi non sa scegliere se uscire con il ragazzo più carino o con quello più simpatico, chi si interroga sul proprio potere di seduzione, chi cerca di migliorare la propria immagine per apparire più sexy, e così via.

Dopo essere state selezionate da Belén, le ragazze ospiti in trasmissione assistono in diretta al proprio cambio di look: dall'abbigliamento al trucco passando per i capelli, Belén stravolge tutto e aspetta il celebre "Mi piace" con cui termina la trasmissione. Come mi vorrei, allora, o come mi vorresti tu?

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Per Camilla, una ventenne padovana che ha lanciato su Change.org una petizione per chiedere la chiusura del programma - petizione che, in pochi giorni, ha raggiunto quasi 40 mila adesioni - il titolo della trasmissione dovrebbe essere Come mi vorreste voi: "Una ragazzina che lo guarda è portata a pensare che l'unico modo per avere un ragazzo ed essere accettata dagli altri sia cambiare radicalmente per aderire a un'immagine stereotipata e falsa dettata da una società omologante". Lo scopo del programma, infatti, non sarebbe tanto quello di aiutare chi ha dubbi e incertezze a capire che cosa non va bene nel proprio look, quanto quello di spingere le ragazze ad adeguarsi e conformarsi al giudizio altrui. Confermando così uno dei pregiudizi più forti dell'epoca contemporanea: l'apparire non è più solo un modo attraverso cui l'essere si manifesta, ma la cartina di tornasole del proprio essere o meno "adeguati". Come se, per essere accettati dagli altri, si dovessero per forza cancellare le differenze e le specificità individuali. Come se il valore personale di ognuno dipendesse sempre e solo dallo sguardo altrui. Alimentando così le insicurezze di chi, avendo forse troppa poca fiducia in sé, cerca all'esterno conferme e certezze.

Ottima iniziativa, allora, quella di Camilla. Anche se non sono del tutto convinta che chiedere la chiusura di un programma di questo tipo permetta poi di combattere efficacemente certi stereotipi. Non sarebbe più utile per i più giovani, ad esempio, commentare e decostruire a scuola questo tipo di messaggi e di programmi? Non varrebbe la pena di spiegare loro perché non è certo cambiando look sulla base dell'opinione altrui che poi tutto si aggiusta?

Il vero problema, al di là di quest'inutile trasmissione, è l'illusione che hanno oggi molte persone di potersi sentire meglio sottomettendosi al giudizio altrui. Mentre a forza di cedere alle ingiunzione esterne, si finisce solo con il dimenticare che è proprio attraverso il corpo che si manifesta il desiderio, e che il desiderio, per definizione, è allergico all'omologazione e alle norme sociali.
Twitter: @MichelaMarzano