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Announo come Amici e Renzi conduttore

di GUIA SONCINI
1 minuti di lettura
Dev'essere che la rottamazione è come i grandi amori: più sono le chiacchiere meno è la ciccia, quando fai grandi annunci poi non c'è mai sostanza, ma quando non ti aspetti niente, invece.

E quindi Giulia Innocenzi su La 7 ha fatto un dieci per cento che Santoro ormai se lo sogna, col suo rimpiazzo stagionale di Annozero con titolo di famiglia, Announo.

L'Annodeipiccoli, sebbene si avvalesse dello stesso staff, non aveva granché in comune con Annozero, visto che Annozero somiglia a Santoro e Santoro somiglia solo a Santoro.

L'indice di Parla con lei

Announo somigliava a All eyes on Tony Blair (2005), quello studio di Mtv in cui il premier inglese andò a farsi interrogare dagli studenti e dalle popstar. Noi popstar non ne abbiamo, al massimo Travaglio, ma i giovani sono ovunque insoddisfatti e arroganti e contrari: una categoria dello spettacolo risolutiva anche nelle province più remote.

Somigliava ad Amici prima edizione (1992), quando …
Dev'essere che la rottamazione è come i grandi amori: più sono le chiacchiere meno è la ciccia, quando fai grandi annunci poi non c'è mai sostanza, ma quando non ti aspetti niente, invece.

E quindi Giulia Innocenzi su La 7 ha fatto un dieci per cento che Santoro ormai se lo sogna, col suo rimpiazzo stagionale di Annozero con titolo di famiglia, Announo.

L'Annodeipiccoli, sebbene si avvalesse dello stesso staff, non aveva granché in comune con Annozero, visto che Annozero somiglia a Santoro e Santoro somiglia solo a Santoro.

L'indice di Parla con lei

Announo somigliava a All eyes on Tony Blair (2005), quello studio di Mtv in cui il premier inglese andò a farsi interrogare dagli studenti e dalle popstar. Noi popstar non ne abbiamo, al massimo Travaglio, ma i giovani sono ovunque insoddisfatti e arroganti e contrari: una categoria dello spettacolo risolutiva anche nelle province più remote.

Somigliava ad Amici prima edizione (1992), quando lo conduceva Lella Costa, quando i giovani non cantavano né ballavano ma raccontavano i loro guai, non sapevano vivere ma sapevano stare in tv, ignoravano la sintassi scolastica ma possedevano per istinto tempi da scaletta e finali di discorso chiamapplausi.

Somigliava a Generazione X (1995), quando Ambra non aveva ancora deciso cosa fare da grande e fu, per una stagione, la voce della sua generazione, moderatrice di lamentele assortite di coetanei.

Siccome il dio dei palinsesti è crudele e vendicativo come neanche certi greci, mentre Renzi faceva il Blair che ci meritiamo, su Rai 3 andava in onda un frammento illuminante: nel talk-show con scontro generazionale d'una volta, Nanni Moretti e Mario Monicelli s'insultavano elegantemente, e Alberto Arbasino faceva da moderatore (1977). Era la spietata conferma di quella battuta di Newsroom sui giovani d'oggi ("La peggior generazione di tutti i tempi"), e del fatto che la Rai ormai sia un monumento alla se stessa defunta, in cui l'unico programma inventabile sia uno in cui non ci sia niente da inventare, uno il cui format sia "le teche son piene di bella roba: usiamola".

Intanto, su La 7, Matteo Renzi si era appropriato della conduzione. Ieri ha rimpiazzato la Innocenzi, domani magari Santoro: la rottamazione non è un palinsesto di gala.
Twitter: @lasoncini