Martin aveva solo 8 anni e tutta la vita davanti. Eppure non ci ha pensato due volte prima di correre in difesa della sorellina di 12 anni, aggredita sessualmente dietro il cortile di casa. Senza battere ciglio, si è precipitato sull'aggressore e ha cominciato a lottare. Prima di essere colpito alla testa con un sasso e morire sul colpo. Un "piccolo grande eroe" che, una diecina di giorni fa, ha commosso l'America. Un "bambino adorabile", come ha detto in lacrime il giorno del dramma la zia ai cronisti, confessando di non riuscire a trovare un senso a quanto accaduto. Ma che senso può mai avere il sacrificio di un bambino?
Sono dieci giorni che ci penso. Senza poter trovare le parole giuste per raccontare questa tragedia. Nonostante la convinzione che il piccolo Martin meritasse molto di più delle poche righe che la stampa ha voluto consacrargli. Certo, è "solo" un fatto di cronaca. Uno dei tanti eventi drammatici che accadono ogni giorno nel mondo. Ma si può veramente lasciarlo cadere così, senza nemmeno provare a commentarlo? Non solo, e non tanto, per condannare un mondo che sembra imporre anche ai bambini di diventare eroi. Quanto per interrogarsi su quest'amore incondizionato, questo buttarsi via senza remore. Perché, quando si è piccoli, l'unica cosa che conta è proteggere l'altro, evitargli la sofferenza, salvarlo. Anche a costo della vita. Anche a costo di perdere tutto.
L'indice di Parla con lei
Con questo non sto affatto dicendo che l'amore sia (o debba essere) sacrificio. Ormai è molto tempo che cerco di combattere l'idea secondo la quale non si può, e non si deve, morire per amore. Nonostante l'amore sia il motore di ogni nostro gesto. Anzi, forse proprio perché l'amore è il motore di ogni nostra azione. Quello che cerco di dire - anche se, lo ripeto, le parole sembrano sbriciolarsi di fronte a questo dramma - è che Martin, agendo istintivamente per difendere la sorellina, ci costringe a fare i conti con il mistero dell'amore. Perché quando si è piccoli e si ama, si ama in modo immenso e totale. Non si pensa alle conseguenze dei propri gesti. Non si calcolano i rischi che si corrono. Non si ha nemmeno paura. Si ama, quindi si protegge l'altro. Si ama, quindi ci si dona. Si ama, quindi ci si può anche sacrificare.
Quando si è bambini, l'amore e la fiducia sono ciechi. Non si sa ancora che la violenza può essere più forte dell'amore e consumarlo. Non si capisce ancora che ci sono dei limiti e che si ha il diritto di proteggersi. Ecco perché quanto accaduto in America non è solo senza senso come ogniqualvolta c'è morte e sofferenza - nonostante quello che si sente a volte ripetere, infatti, la sofferenza è sempre senza senso. Il dramma di Martin è il dramma dell'amore. Che cancella i limiti, nonostante l'amore sia possibile solo quando si è in grado di porre dei limiti e di difendersi. Che sfida la morte, nonostante l'amore sia l'esatto contrario della violenza devastatrice.
Twitter: @MichelaMarzano
Sono dieci giorni che ci penso. Senza poter trovare le parole giuste per raccontare questa tragedia. Nonostante la convinzione che il piccolo Martin meritasse molto di più delle poche righe che la stampa ha voluto consacrargli. Certo, è "solo" un fatto di cronaca. Uno dei tanti eventi drammatici che accadono ogni giorno nel mondo. Ma si può veramente lasciarlo cadere così, senza nemmeno provare a commentarlo? Non solo, e non tanto, per condannare un mondo che sembra imporre anche ai bambini di diventare eroi. Quanto per interrogarsi su quest'amore incondizionato, questo buttarsi via senza remore. Perché, quando si è piccoli, l'unica cosa che conta è proteggere l'altro, evitargli la sofferenza, salvarlo. Anche a costo della vita. Anche a costo di perdere tutto.
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Con questo non sto affatto dicendo che l'amore sia (o debba essere) sacrificio. Ormai è molto tempo che cerco di combattere l'idea secondo la quale non si può, e non si deve, morire per amore. Nonostante l'amore sia il motore di ogni nostro gesto. Anzi, forse proprio perché l'amore è il motore di ogni nostra azione. Quello che cerco di dire - anche se, lo ripeto, le parole sembrano sbriciolarsi di fronte a questo dramma - è che Martin, agendo istintivamente per difendere la sorellina, ci costringe a fare i conti con il mistero dell'amore. Perché quando si è piccoli e si ama, si ama in modo immenso e totale. Non si pensa alle conseguenze dei propri gesti. Non si calcolano i rischi che si corrono. Non si ha nemmeno paura. Si ama, quindi si protegge l'altro. Si ama, quindi ci si dona. Si ama, quindi ci si può anche sacrificare.
Quando si è bambini, l'amore e la fiducia sono ciechi. Non si sa ancora che la violenza può essere più forte dell'amore e consumarlo. Non si capisce ancora che ci sono dei limiti e che si ha il diritto di proteggersi. Ecco perché quanto accaduto in America non è solo senza senso come ogniqualvolta c'è morte e sofferenza - nonostante quello che si sente a volte ripetere, infatti, la sofferenza è sempre senza senso. Il dramma di Martin è il dramma dell'amore. Che cancella i limiti, nonostante l'amore sia possibile solo quando si è in grado di porre dei limiti e di difendersi. Che sfida la morte, nonostante l'amore sia l'esatto contrario della violenza devastatrice.
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