Est-ce vous mon prince? «Sei tu il mio principe?». Sono passati più di tre secoli dalla favola della Bella Addormentata (1697) ma molte continuano a ricercare un uomo che le risvegli da un lungo sonno: quello della protagonista della favola di Charles Perrault durava da più di cent’anni. Una donna su due (46%) ha creduto per un momento della sua vita al principe azzurro, il 24% ci crede ancora e il 33% lo aspetta con impazienza. Nonostante la parità e l’emancipazione femminile, lo stereotipo resiste nell’immaginario.
La ricerca francese appena pubblicata dall’Observatoire international du couple non è forse una sorpresa. Favole come La Bella Addormentata o Biancaneve, che alimentano questo cliché, fanno sempre parte nell’universo delle nostre bambine: prima c’erano i libri, ora i cartoni animati.
Proprio Disney ha coniato l’espressione “principe azzurro”, prima nelle storie di Perrault o dei fratelli Grimm era umilmente solo “principe”. Il problema, più che altro, è mettersi d’accordo su chi è il principe azzurro. Già nella traduzione francese o inglese non è “azzurro” ma charmant, charming, insomma “affascinante”. Per le donne, spiega il sessuologo Philippe Brenot, autore della ricerca e del libro Un jour, mon prince..., l’uomo-che-ti-cambia-la-vita è pieno di attenzioni, ironico, intelligente, gentile, onesto. I candidati possibili invece pensano che le donne si aspettano da loro soprattutto bellezza, prestazioni sessuali, ricchezza.
C’è un “perenne sfasamento”, continua il sessuologo francese, tra l’immagine che sognano le une o gli altri. «È come parlare lingue diverse con le stesse parole», conclude Brenot. Che l’ideale del principe azzurro falsi i giudizi e la relazione, provochi incomprensioni, equivoci, fallimenti, è del tutto secondario. Tutte, prima o poi, fanno i conti con quel modello.
“Sei tu il mio principe?” è la domanda ossessiva che accompagna ogni incontro. E per fortuna che è arrivato Shrek, in cui il principe è odioso e intrattabile e viene voglia di innamorarsi di un orco.
Twitter: @anaisginori
La ricerca francese appena pubblicata dall’Observatoire international du couple non è forse una sorpresa. Favole come La Bella Addormentata o Biancaneve, che alimentano questo cliché, fanno sempre parte nell’universo delle nostre bambine: prima c’erano i libri, ora i cartoni animati.
Proprio Disney ha coniato l’espressione “principe azzurro”, prima nelle storie di Perrault o dei fratelli Grimm era umilmente solo “principe”. Il problema, più che altro, è mettersi d’accordo su chi è il principe azzurro. Già nella traduzione francese o inglese non è “azzurro” ma charmant, charming, insomma “affascinante”. Per le donne, spiega il sessuologo Philippe Brenot, autore della ricerca e del libro Un jour, mon prince..., l’uomo-che-ti-cambia-la-vita è pieno di attenzioni, ironico, intelligente, gentile, onesto. I candidati possibili invece pensano che le donne si aspettano da loro soprattutto bellezza, prestazioni sessuali, ricchezza.
C’è un “perenne sfasamento”, continua il sessuologo francese, tra l’immagine che sognano le une o gli altri. «È come parlare lingue diverse con le stesse parole», conclude Brenot. Che l’ideale del principe azzurro falsi i giudizi e la relazione, provochi incomprensioni, equivoci, fallimenti, è del tutto secondario. Tutte, prima o poi, fanno i conti con quel modello.
“Sei tu il mio principe?” è la domanda ossessiva che accompagna ogni incontro. E per fortuna che è arrivato Shrek, in cui il principe è odioso e intrattabile e viene voglia di innamorarsi di un orco.
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