Parla con lei

Non basta più la pietà per la madre assassina

di MICHELA MARZANO

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I fatti risalgono al 25 aprile. Ma è solo pochi giorni fa che la ventunenne di Busto Arsizio, in provincia di Varese, è stata fermata dai carabinieri con l'accusa di omicidio. Al settimo mese di gravidanza, questa giovane donna avrebbe provocato con un farmaco la nascita prematura della figlia per poi annegarla nel water. Come rivela l'autopsia, la neonata sarebbe infatti morta per soffocamento. Confermando così i dubbi che gli inquirenti avevano avuto sin dall'inizio. Ma che cosa può mai passare per la testa di una donna che ha appena partorito? Com'è possibile che una madre uccida i propri figli?

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Sull'infanticidio sono stati versati litri di inchiostro. Fino a costruire una vera e propria tipologia delle "madri assassine". Ci sarebbero da un lato quelle "semplicemente" violente, che a forza di abusare fisicamente e psichicamente dei figli finiscono, prima o poi, con il causarne la morte. Dall'altro lato ci sarebbero la madri "vendicative" che, ispirandosi al mito di Medea, ucciderebbero i figli per vendicarsi dell'abbandono del partner. Fino alle "madri omissive" che, per incapacità o negligenza, lascerebbero morire di stenti i propri figli e che molto spesso sono persone incapaci anche di badare a loro stesse.

Meno conosciuti, invece, sono i casi di quelle donne che uccidono i neonati subito dopo il parto. Anche se alcuni fatti di cronaca hanno recentemente costretto gli specialisti ad occuparsi di queste donne che, negando la gravidanza, non si renderebbero nemmeno conto del delitto commesso. Si è cercato allora di analizzare le complesse dinamiche psicologiche che accompagnano le gravidanze. Si è parlato dell'esistenza di una vera e propria sindrome, in base alla quale queste donne, non ammettendo di essere incinte, si sbarazzerebbero del neonato come di un materiale estraneo.

Eppure, quando la cronaca irrompe con la notizia di una madre che annega nel water la propria neonata, magari dopo averne provocato con un farmaco l'espulsione, resta lo sgomento e l'incredulità. Perché non limitarsi ad abbandonare la figlia appena nata? Perché eliminarla?

Ci sono fatti inspiegabili. Nonostante tutta la buona volontà e la voglia di capire. Nonostante la doverosa pietà, perché nessuno saprà mai che cosa può essere passato per la testa di una ragazza di 21 anni che si ritrova incinta magari senza averlo mai voluto, e che si sente persa e non sa che cosa fare. Resta il fatto che un conto è decidere di abortire, perché quel bambino non lo si vuole, non lo si è mai voluto, non lo si riconosce. Altro conto è sbarazzarsi di una neonata buttandola nel water come fosse materia fecale. Nonostante fosse in vita, come dice il riscontro autoptico. E morta in seguito per soffocamento. Perché allora anche la pietà sembra venir meno. E resta solo lo sconforto di fronte all'ingiustizia.
Twitter: @MichelaMarzano