Parla con lei

Il mondo insondabile di Alice e Anna Maria

di ELENA STANCANELLI

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Il primo film d Alice Rohrwacher si intitolava Corpo Celeste, come il libretto di Anna Maria Ortese (Adeplhi). Non gli somigliava, come avrebbe potuto un film somigliare a una raccolta di pensieri e interviste? Ma nello stesso tempo era un film profondamente “ortesiano”.
 
Anna Maria Ortese è stata una scrittrice sfortunata, quasi potremmo dire che ha cercato con ostinazione la sua sfortuna letteraria. C’è riuscita quasi sempre, tranne nel caso del Cardillo addolorato. Un libro uscito nel 1993, identico per stile e contenuti ai suoi libri precedenti e a quelli che sarebbero seguiti, ma che, chissà come, incontrò il gusto del pubblico. Per un paio d’anni Ortese fu uno degli scrittori più importanti d’Italia, poi nel 1998 morì. Il suo ultimo romanzo si intitola Alonso e i visionari, ed è un libro meraviglioso. Ma ormai Ortese era uscita dal cono di luce del successo. Oggi di lei non si parla più.

Diceva di se stessa di essere una marginale, non aveva studiato, era poverissima. Amò disperatamente e male, fu, secondo quanto racconta la biografia di Luca Clerici, una persona molto complicata.

Leggendola, si ha l’impressione che scrivesse sempre per risolvere una questione di confini: tra gli esseri umani e le bestie, tra il sonno e la veglia, tra la terra e il cielo. O per riuscire a non farlo, e quindi poter praticare sempre quella incertezza territoriale, che, a suo dire, è il luogo della pietà e della grazia. Scriveva, insomma, proprio il contrario di quello che ci piace sentirci dire: l’identità è una sciocchezza, l’esistenza è un mistero doloroso, l’intelligenza è un inganno che finirà per incoronare sempre la virtù del nulla...

Il mondo, scrive Ortese, non deve essere considerato naturale, cioè spiegato, ma innaturale, inspiegabile. Solo così, su questa visione del fuggevole, potremmo edificare gli uomini e non, come purtroppo accade, le cose degli uomini.

Ecco, forse è questa l’“ortesianità” del cinema di Alice Rohrwacher: una commossa e misericordiosa osservazione dell’umanità, la consapevolezza che la bellezza non è mai un progetto ma un caso, non un esercizio ma una resa.
Twitter: @elenastanka