Parla con lei

Sul volto e nell’anima le cicatrici di Lucia

di MICHELA MARZANO

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«Un tempo era un pianeta vivo, la mia faccia. E adesso? Cosa sarà rimasto? Mi domando all’improvviso come se finora mi fossi dimenticata di farmi questa domanda. Sospiro. Chiamo a raccolta tutto il coraggio che posso e lo chiedo. C’è uno specchio? Il cuore accelera il ritmo. Mi tocca rispolverare il vecchio mantra: va tutto bene, Luci, tranquilla».

È così che Lucia Annibali racconta, con l’aiuto della giornalista Giusi Fasano, un pezzo della propria storia. Interrotta tragicamente quando l’ex compagno Luca Varani - condannato a vent’anni di reclusione per tentato omicidio -, decide di pagare due sicari albanesi per sfigurare la donna con l’acido. Perché allora Lucia, per riprendersi la vita, è costretta a iniziare un lungo viaggio fatto di operazioni e di dolore. Un lungo viaggio che durerà ancora chissà quanto. Non solo perché non è mai facile metabolizzare la violenza subita. Ma anche e soprattutto perché, nel caso di Lucia, questa violenza ha lasciato un’impronta indelebile sul viso. E il viso è, per chiunque, la porta che si apre sul mondo e sulla vita.

Chi sono? Come faccio a sentirmi ancora io? Come posso sapere di essere sempre la stessa persona quando, guardandomi in uno specchio, non mi riconosco? Il viso non è solo parte del corpo. È il luogo privilegiato dell’identità personale. Quel luogo attraverso cui ci si guarda e ci si riconosce. Non “un” viso, come quello delle maschere del teatro antico da cui è nata l’etimologia stessa del termine “persona”, ma “il” viso di un essere umano particolare e unico. Che nessuno può confondere con qualcun altro. Che nessuno può far finta di ignorare.

Come scrive il filosofo Emmanuel Levinas: «La domanda 'chi?' si rivolge sempre a un viso. È il viso, espressione per eccellenza, che formula la prima parola». Ecco perché è estremamente difficile accettare le modificazioni del proprio volto, soprattutto quando sono repentine, drastiche, non volute. Quando si è costretti a integrare un “intruso” - termine che utilizza un altro filosofo, Jean-Luc Nancy, per raccontare le difficoltà che ha lui stesso incontrato nell’accettare come “proprio” il cuore che gli era stato trapiantato - non basta rassicurarsi e dirsi che, in fondo, non è cambiato nulla. Perché cambia tutto quando non ci si riconosce in uno specchio. E si deve lottare, giorno dopo giorno, per accettarsi e volersi bene.

Fino ad oggi, gli interventi al viso subiti da Lucia Annibali sono stati 11. Pare che la sua pelle sia fragile e segnata da tante cicatrici. Ma forse la cicatrice più grande e indelebile è quella che la donna si porta dentro. Non solo a causa violenza subita, ma anche soprattutto per fatica che le sta costando il fatto di integrare quella “rottura identitaria” che il suo volto non smetterà mai di ricordarle. Ma ricominciare a vivere, talvolta, è anche questo: accettare che il “niente sarà mai come prima” possa iscriversi per sempre sul proprio corpo.
Twitter: @MichelaMarzano