Parla con lei

Le bugie si Somaly eroina delle donne

di FRANCESCA CAFERRI

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A volte anche i più bravi sbagliano: in questi giorni a doversi scusare per un suo errore è una delle penne più famose del New York Times, il due volte premio Pulitzer Nicholas Kristof. L'editorialista è stato travolto dalla tempesta che ha abbattuto colei che una volta aveva definito "uno dei miei miti", l'attivista cambogiana Somaly Mam, in prima fila nella lotta contro la prostituzione minorile e il traffico di ragazzine destinate ai bordelli. Da anni una delle icone della lotta per i diritti femminili nel mondo, eroina di Time e di Cnn, autrice di una biografia venduta in milioni di copie in tutto il mondo, ammirata da personaggi come Hillary Clinton e Emma Bonino, Somaly è crollata nei giorni scorsi sotto i colpi dell'inchiesta di copertina del settimanale Usa Newsweek che, dopo due anni di lavoro, ha scoperto le tante bugie che si nascondevano dietro alla sua immagine perfetta di eroina passata dalla polvere ai tappeti rossi: il giornale ha rivelato che Somaly non sarebbe mai stata, come ha sostenuto per anni, una povera orfana venduta a un bordello da un parente violento, ma che sarebbe cresciuta, libera e felice, inanellando buoni successi scolastici in un villaggio con i suoi genitori. La storia di violenza, dolore e riscatto che ha fatto innamorare Kristof e milioni di persone, dunque, altro non sarebbe che un'invenzione, messa su per costruirsi un personaggio e convincere ricchi donatori a finanziare il suo lavoro contro lo sfruttamento della prostituzione: ottimo fine senza dubbio, ma non giustificato dai mezzi, hanno pensato migliaia di persone dopo aver letto l'articolo. Mam ne ha preso atto: ha immediatamente dato le dimissioni dalla fondazione che porta il suo nome e altrettanto ha fatto una sua protetta, anch'ella protagonista di una storia inventata. Con la stampa non ha voluto parlare, lasciando chi l'aveva innalzata sugli altari della celebrità in imbarazzo: dopo un silenzio durato giorni, Kristof - dopo pubblica richiesta del difensore dei diritti del lettore del New York Times - ha scritto due post sulla vicenda. "Possiamo solo sperare che la sua assenza  non pregiudichi la lotta fondamentale contro lo sfruttamento femminile", ha detto. Perché le eroine passano, ma certi problemi restano.

Twitter:@francescacaferr