Paolo Ruffini ha ragione. Che colpa ne ha lui se non è la Littizzetto. O Zalone. O un qualsivoglia altro comico capace, che si distingue da uno incapace perché quando dice una battutaccia non t'accorgi che è offensiva perché sei occupato a ridere.
Paolo Ruffini ha ragione. Che colpa ne ha lui se appartiene a una disgraziata generazione formatasi col confessionale del Grande Fratello, e quindi crede che "Sono stato spontaneo" sia una rivendicazione e non un'ammissione d'incapacità. Che colpa ne ha lui se è uno dei troppissimi più o meno quarantenni che scambiano l'aggressività per umorismo, avendo evidentemente trovato nelle merendine molti anelli d'argento ma neanche un manualetto che insegni a fabbricare un tempo comico (o anche solo a riconoscerlo).
Paolo Ruffini ha ragione. Che colpa ne ha lui se quella dei David era una platea di tromboni annoiati, che neanche con una buona battuta si svegliavano, cioè neanche quand'è arrivato Pif, la cui gag sulla Bnl che prima non volle finanziarlo e poi lo premia avrebbe meritato una spalla decente, e invece c'era solo Ruffini.
Paolo Ruffini ha ragione. Che colpa ne ha lui se a 35 anni non ha la disinvoltura che Ambra Angiolini aveva a 15, non sa che gli autori son quelli che scrivono della roba che poi tu fingi ti venga spontanea (la spontaneità simulata è l'unica accettabile, per gli adulti), e quindi leggeva dal gobbo premettendo sempre "Mi dicono che".
Paolo Ruffini ha ragione, e la Sandrelli è stata molto cattiva a inscenare quella sublime variazione sull'"Eh, ma io no" di C'eravamo tanto amati, avendo davanti Ruffini e non Gassman. E anche Mastandrea, con quel "Poi passa" ferocemente magnanimo, per forza Ruffini lo guardava con autentica incomprensione, lui così professionista dell'anticonformismo, pulcino.
Non è mica colpa sua: è colpa della società dello spettacolo che pretende tu conduca una diretta invece che accontentarsi del tuo essere te stesso. Ha ragione lui: lo scambio con la Loren non era affatto imbarazzante. Il lusso di considerare quell'uscita il problema principale della premiazione è privilegio solo di chi non abbia visto il resto. Beati loro.
Twitter: @lasoncini
Paolo Ruffini ha ragione. Che colpa ne ha lui se appartiene a una disgraziata generazione formatasi col confessionale del Grande Fratello, e quindi crede che "Sono stato spontaneo" sia una rivendicazione e non un'ammissione d'incapacità. Che colpa ne ha lui se è uno dei troppissimi più o meno quarantenni che scambiano l'aggressività per umorismo, avendo evidentemente trovato nelle merendine molti anelli d'argento ma neanche un manualetto che insegni a fabbricare un tempo comico (o anche solo a riconoscerlo).
Paolo Ruffini ha ragione. Che colpa ne ha lui se quella dei David era una platea di tromboni annoiati, che neanche con una buona battuta si svegliavano, cioè neanche quand'è arrivato Pif, la cui gag sulla Bnl che prima non volle finanziarlo e poi lo premia avrebbe meritato una spalla decente, e invece c'era solo Ruffini.
Paolo Ruffini ha ragione. Che colpa ne ha lui se a 35 anni non ha la disinvoltura che Ambra Angiolini aveva a 15, non sa che gli autori son quelli che scrivono della roba che poi tu fingi ti venga spontanea (la spontaneità simulata è l'unica accettabile, per gli adulti), e quindi leggeva dal gobbo premettendo sempre "Mi dicono che".
Paolo Ruffini ha ragione, e la Sandrelli è stata molto cattiva a inscenare quella sublime variazione sull'"Eh, ma io no" di C'eravamo tanto amati, avendo davanti Ruffini e non Gassman. E anche Mastandrea, con quel "Poi passa" ferocemente magnanimo, per forza Ruffini lo guardava con autentica incomprensione, lui così professionista dell'anticonformismo, pulcino.
Non è mica colpa sua: è colpa della società dello spettacolo che pretende tu conduca una diretta invece che accontentarsi del tuo essere te stesso. Ha ragione lui: lo scambio con la Loren non era affatto imbarazzante. Il lusso di considerare quell'uscita il problema principale della premiazione è privilegio solo di chi non abbia visto il resto. Beati loro.
Twitter: @lasoncini