Parla con lei

Eterologa e guardiani della morale

di MICHELA MARZANO

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ORMAI non c'è più scusa che tenga. Che si tratti dei centri pubblici o dei centri privati, nessuno potrà più rifiutare un'inseminazione eterologa alle coppie sterili.

La Consulta ha bocciato il divieto previsto nella legge 40 e, da qualche giorno, è possibile per chiunque andare a leggere le motivazioni esatte della sentenza. La Corte di Cassazione è stata molto chiara: "Il desiderio di avere figli è l'espressione della fondamentale e generale libertà di autodeterminarsi e non può che essere incoercibile anche quando sia esercitata mediante la scelta di ricorrere alla tecnica di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo".

Nel documento, la Consulta fa non solo riferimento al diritto alla salute, ma anche e soprattutto al principio di uguaglianza che sarebbe violato nel momento in cui si permettesse di procreare grazie alla medicina solo a quelle coppie sterili che non hanno necessità di ricorrere ad un dono di gameti. Nessun vuoto normativo, quindi. Nonostante le solite lamentele di qualche parlamentare del Centro Destra, di Forza Italia o della Lega. Nonostante le paure di quanti, invocando la sacralità della famiglia, immaginano che mettere al mondo un bambino che non ha lo stesso codice genetico dei genitori equivalga a privarlo delle proprie radici. Ma come si fa a pensare che la provenienza genetica sia un requisito della famiglia? Perché identificare le origini biologiche con la storia familiare?

Il diritto alla conoscenza delle proprie origini è sacrosanto. È sempre la Consulta a ricordarcelo in un'altra recente sentenza, quella del 18 novembre 2013, quando si era dovuta pronunciare sui figli adottati e non riconosciuti alla nascita dai genitori biologici. Ma quando si parla di origini, si parla sempre della storia che ci ha preceduto, quella storia che ci ha portato ad essere stati o meno desiderati, ad essere stati o meno accettati al momento della nascita. Imparare da dove si viene serve infatti a capire dove si vuole andare. Anche quando il percorso non è stato lineare. Anche quando, per nascere, c'è stato bisogno di ricorrere ad un dono di sperma o di ovuli.

Ormai è giunto il momento, anche in Italia, di prendere atto del fatto che la legge 40, invece di aiutare le coppie sterili ad avere figli, non faceva altro che generare nuove forme di discriminazione, alimentando così il tristemente noto fenomeno del turismo procreativo. Ora si tratta solo di aggiornare le Linee Guida per i centri specializzati in procreazione medicalmente assistita. Delle indicazioni minime, e tuttavia necessarie, affinché i centri agiscano rispettando i diritti non solo delle coppie, ma anche dei futuri bambini. Speriamo che il Ministero della Salute se ne occupi il più velocemente possibile. Senza farsi influenzare dai "guardiani della morale" che, dimenticando che la difesa dell'uguaglianza è uno dei pilastri dell'etica, pensano sempre di sapere meglio dei diretti interessati ciò che è gusto o sbagliato per il loro bene.
Twitter: @MichelaMarzano