Parla con lei

OITNB, la guest star è il maschilismo

di GUIA SONCINI

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Ogni volta che su Mediaset passa lo spot di Orange is the new black, e la voce dice "la serie più controversa", cerco di immaginarmi lo stesso slogan usato per promuovere una delle serie in cui Manuela Arcuri finisce in carcere. Oppure per vendere quel romanzone d'appendice che è Downton Abbey, cui la serie carceraria di Netflix somiglia non poco: hanno la stessa combinazione di protagonista da canile recitativo e comprimari molto bravi; gli stessi colpi di scena che tali non sono, prevedibili anche dallo spettatore più distratto; la stessa media di due o tre frasi citabilissime a puntata, che ci restano nella memoria illudendoci di aver ascoltato un'ora di dialoghi brillanti.

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Quello che non hanno le serie con la Arcuri né ha Downton Abbey - che pure è ambientata tra nobili inglesi all'inizio del Novecento, non negli Stati Uniti del presente - è un primato: OITNB è la storia più maschilista che abbia mai visto.

Solo non avendola guardata, e basandosi su una sinossi minima - donne protagoniste, e con storie difficili, e che perlopiù non sono lì per ragioni estetiche, anzi: sono sdentate e coi capelli unti - la si può scambiare per un manifesto femminista. Invece di notare, con crescente desolazione, che non c'è una donna, lì dentro, che non sia un'idiota, una vittima, un'incapace di badare a se stessa.

Dalla protagonista, che sì, accompagnava la fidanzata trafficante di droga, ma sarebbe tanto una brava ragazza; alla russa che non voleva fare affari con la mafia, è stata costretta dal marito; a quella che stava rubando soldi solo per scappare coi figli da un uomo violento. E poi c'è l'ex bambina nera adottata da una madre bianca che la feriva cercando di farla per forza integrare; e quella  traumatizzata perché figlia di un ufficiale di carriera fatto trasferire: il generale era il padre della ragazza di cui la piccina s'era scandalosamente innamorata. Un'infanzia difficile non viene negata a nessuna.

Un intero carcere e non una galeotta che sia davvero cattiva, che sia lì perché se lo merita, che sia stata artefice del proprio destino. In confronto, le aristocratiche in crinoline di Downton Abbey sono un modello d'autodeterminazione. In confronto, Manuela Arcuri è pronta per interpretare una fiction biografica su Golda Meir.
Twitter: @lasoncini