Parla con lei

Samar e Waleed, uniti per la libertà

di FRANCESCA CAFERRI

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Dietro a un grande uomo c'è sempre una grande donna. La regola vale in tutto il mondo, ma in Arabia Saudita, Paese dove la condizione femminile è fra le più arretrate del mondo, almeno dal punto di vista legale, molti fingono di non saperlo, o di non ricordarlo.

In queste settimane ci ha pensato una giovane dagli occhi luminosi a ricordarlo al governo e all'opinione pubblica: lei si chiama Samar Badawi ed è uno dei volti più noti della società civile saudita. Samar qualche anno fa fece scandalo, ribellandosi a un padre che per anni l'aveva maltrattata e aveva abusato di lei: fuggita dopo l'ennesima violenza, la ragazza si rivolse al giudice chiedendo che al genitore fosse tolta la potestà su di lei, che in Arabia Saudita significa il potere di controllo sulla vita di una donna, l'autorizzazione a viaggiare, lavorare, andare da un medico, gestire il proprio denaro. Samar vinse il caso, grazie alla sua forza e a quella del suo avvocato, Waleed Abu al Khair, il più noto legale specializzato in diritti umani del Paese.

Durante il processo Samar e il suo legale si innamorarono e qualche mese dopo si sposarono, diventando la coppia di dissidenti più famosa del Paese. Quando li ho incontrati, poco più di un anno fa a Gedda, mi aveva stupito la loro forza, quel coraggio di parlare con me nonostante i controlli, le spie governative che ci osservavano,  la consapevolezza che l'incontro con una giornalista straniera non sarebbe passato inosservato per due come loro, costantemente sotto controllo.

"Se non parliamo nulla cambierà per nostro figlio in questo Paese", mi disse una Samar in avanzato stato di gravidanza. Lei sembrava sempre un passo indietro a lui, ma si capiva che il rapporto era paritario, cosa assai rara in quel Paese.

Oggi Samar è diventata la parte forte della coppia, almeno in pubblico: Waleed è stato arrestato qualche settimana fa mentre era in aula a difendere un cliente. È accusato di aver violato la nuova legge antiterrorismo del Regno, in pratica di aver diffuso, con la sua attività di difensore degli oppositori e dei diritti umani, idee minacciose per il re e la monarchia. Grazie all'attivismo di sua moglie, la sua storia è finita su tutti i media del mondo, dal New York Times all'Huffington Post passando per la Cnn e le più grandi organizzazioni dei diritti umani del mondo, Amnesty International e Human Rights Watch, hanno pubblicamente preso posizione a suo favore.

Fra qualche ora il tribunale di Gedda deciderà la sorte di Waleed, che rischia dieci anni di carcere: chi segue da vicino la situazione dell'Arabia Saudita è pessimista e pensa che l'avvocato non tornerà libero presto. Lui però ha un'arma segreta, quella moglie dagli occhi dolci e dal carattere d'acciaio. Samar non potrà impedire la condanna del suo uomo, ma farà di tutto perché la sua sorte non passi sotto silenzio, perché monti la protesta, perché si crei uno scandalo, perché il nome di Waleed Abu al Khair non venga dimenticato. E comunque vada ci riuscirà.
Twitter: @francescacaferr