Parla con lei

I violenti del tifo sono i nuovi cannibali

di ELENA STANCANELLI

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Per eliminare definitivamente un comportamento ritenuto inaccettabile, le società lo trasforma in un tabù. In questa fase della nostra storia culturale, i comportamenti più sanzionati sono omofobia e razzismo. Quando qualcuno esprime pensieri che rivelino uno dei due sentimenti, lo indichiamo come offensivo, mettendolo alla gogna. Questo accade, per esempio, con quotidiana frequenza sui social network. Luoghi dove l’espressione individuale non può (e non deve) essere censurata ma proprio per questo si trasformano, talvolta, nei più luridi orinatoi. Capita in questi luoghi, anche, orrorifici, che qualcuno (uomo o donna con uguale incidenza) scriva gigantesche castronerie appunto razziste o omofobe. La reazione dei social è, giustissimamente, di pesante sdegno. Chi esprime razzismo o omofobia è, giustissimamente, giudicato come chi proponesse di ristabilire lo schiavismo, o vantasse il gusto della carne umana alla brace. Un tabù.

L'INDICE DI PARLA CON LEI

Qualche giorno fa è morto un ragazzo. Gli hanno sparato alle spalle. Si chiamava Ciro Esposito, e gli hanno sparato a Roma, di giorno, per fatti relativi a dissapori tra tifoserie calcistiche.
Sui social, quegli orinatoi di cui sopra, persone (uomini e donne) che si definiscono “tifosi”, hanno espresso la loro soddisfazione per questa morte, per il calvario che l’ha preceduta. Commenti che stanno ben oltre il “socialmente sanzionabile”. Siamo, come senza difficoltà chiunque potrebbe ammettere, nel male assai più che banale: ignobile, disgustoso, fate voi.

Ecco un altro bel tabù sul quale impegnarsi. Il calcio e la violenza. Non è forse ora di trattare questo argomento come se avessimo a che fare con gente che mangia il proprio cane, o caga in chiesa?
Twitter: @elenastanka