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Il welfare a domicilio aiuta il baby boom

di ANAIS GINORI

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Qualche giorno fa, Barack Obama ha elogiato pubblicamente il sistema francese di congedi parentali e servizi alle famiglie, grazie al quale la Francia ha il record di natalità in Europa. Il tasso di fertilità è superiore a 2 figli per donna, con una percentuale di occupazione femminile sopra alla media europea (76,6%). E anche se la crisi economica sta incominciando a provocare una diminuzione delle nascite, il welfare transalpino rimane uno dei più generosi del mondo.

La ricetta del baby boom francese è il frutto di un mix di detrazioni fiscali, sussidi alle famiglie e soprattutto centri per la cura della petite enfance, i bambini da 0 a 3 anni. La spesa pubblica destinata a finanziare le infrastrutture per l’infanzia rappresenta l’ 1,6% del Pil contro lo 0,77% della Germania. Un sistema in cui tutto o quasi è pensato per facilitare la vita della mamma-lavoratrice.

Non stupiscono dunque le polemiche sulla proposta di diminuire il periodo in cui una neomamma può rimanere in ospedale dopo il parto: in Francia la media è di 4,2 giorni, uno dei record tra i paesi dell’Ocse, mentre è di soli 2,2 giorni negli Stati Uniti, addirittura 1,6 giorni nel Regno Unito. L’Italia, invece, è a metà strada: 3,2 giorni. A causa dell’austerity, per la prima volta il ricovero ospedaliero dovrebbe essere ridotto da 4 a 3 giorni. Sembra un’idea di buon senso, anche visto il paragone internazionale. È più interessante discutere della proposta di alcuni ginecologi e ostetriche di togliere un giorno in ospedale per offrire due giorni di assistenza a domicilio. In molte città francesi si sperimenta già con successo l’invio di una ostetrica o puericultrice che offre consigli e controlli nelle prime ore dopo l’uscita dall’ospedale, uno dei momenti più difficili per le neomamme che devono imparare il “mestiere” sul campo. E allora, meglio a casa che in ospedale. Ma non da sole.
Twitter: @anaisginori