Parla con lei

La finta indignazione dei voyeur

di MICHELA MARZANO

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"Per l'ennesima volta un caso di cronaca che vede coinvolte minorenni diventa lo spunto per una spettacolarizzazione morbosa di vicende giudiziarie. Non si può trasformare l'informazione in una fiera del voyerismo". È così che il Garante per la privacy commenta il modo in cui alcune testate giornalistiche hanno trattato il caso delle adolescenti romane raggirate da un fotografo di moda e diventate, loro malgrado, oggetto di uno scambio su internet di materiale sessualmente esplicito.

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Le ragazzine coinvolte in questo misero affaire sono oltre cinquanta. Venivano reclutate da Furio Fusco, un nome noto nel mondo della moda, nel quadrilatero romano che va da via Tagliamento a Corso Trieste. Attirate dalle promesse di successo nell'universo dello spettacolo e della televisione, le minorenni cedevano alle lusinghe del fotografo che, proponendo loro di farsi fare un book e subito dopo partire con qualche casting, di fatto abusava della loro ingenuità, molestandole sessualmente e ritraendole senza veli o in pose provocanti. Fino a costituire un vero e proprio "database pornografico". Ecco perché, al termine di una delicata indagine, il Gip di Roma conferma i capi d'accusa contro Furio Fusco: dall'adescamento alla prostituzione minorile, fino alla produzione di materiale pedopornografico. Allora perché il Garante della privacy ha deciso di intervenire? Non è forse giusto che i giornali denuncino questo tipo di vicende informando i lettori?

Il problema non è ovviamente quello dell'informazione, e nemmeno quello delle inchieste giornalistiche che possono talvolta aiutare gli inquirenti grazie al materiale raccolto dagli stessi giornalisti. Il problema è "come" vengono trattati alcuni temi, "come" vengono diffuse le informazioni. Soprattutto quando è in gioco la vita di alcune ragazze. Che rischiano di essere identificabili e subire così un'ulteriore violenza. Messe alla gogna e giudicate. Svergognate e talvolta persino accusate di essere loro stesse responsabili di quanto accaduto. C'è veramente bisogno di soffermarsi su certi particolari che non aggiungono molto alla conoscenza dei fatti, come dichiara il Garante della privacy? Perché sollecitare la curiosità morbosa di alcuni lettori?

Questa vicenda, come già altre nel passato, è di fatto il prodotto di una società malata di  voyeurismo. Siamo in un'epoca in cui l'interesse morboso per alcune vicende giudiziarie non è nemmeno più l'appannaggio esclusivo di una minoranza di persone. È diventato un modo come un altro per impiegare il tempo, facendo finta di interessarsi alle vicende della vita. Si cercano i dettagli. Si scrutano i visi. Si cerca di individuare le contraddizioni che potrebbero emergere durante le dichiarazioni rilasciate alla stampa o ai magistrati. Tutto serve per riempirsi delle storie altrui. Peccato che nel frattempo non solo ci si dimentichi di riflettere sulla propria esistenza, ma si riduca anche la sofferenza altrui ad un prodotto di consumo. Indipendentemente dagli effetti che questo voyerismo può poi avere sulla vita altrui. Indipendentemente dal fatto che le vittime siano solo delle ragazzine cadute nella trappola di chi, approfittando del bisogno di riconoscimento e di successo che caratterizza spesso le persone più fragili, utilizza le persone come semplici cose "usa e getta".
Twitter: @MichelaMarzano