Parla con lei

Le tribù delle lettrici in treno per Mantova

di FRANCESCA CAFERRI

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Le riconosci da lontano. Sul treno viaggiano con un libro o un giornale in mano: viaggiano sole o in piccoli gruppi, non giovanissime, abiti casual ma ricercati, scarpe comode, bagaglio non troppo ingombrante. Quando a Bologna si lascia l'alta velocità, per passare all'interregionale, la tribù si compatta immediatamente: tutte in marcia verso lo stesso binario, una breve sosta per uno snack e poi via sul secondo treno. Lì, il riconoscimento ormai è quasi futile: "A Mantova anche lei, vero? E chi vuole ascoltare?". E da lì una cascata di consigli, citazioni, raccomandazioni.

Eccole, le lettrici italiane: quelle che tengono in piedi il traballante mercato nazionale del libro, quelle che decidono le classifiche, quelle che - come ogni anno le statistiche ci raccontano - leggono abbastanza da compensare l'assenza dalla tribù dei lettori dei giovani, di tanti uomini, dei ragazzini dai quindici anni in su. Le incontro ogni anno, e ogni anno non finiscono di stupirmi: allegre, colte, interessate, preparate, a volte polemiche. Belle, bellissime. E così lontane dallo stereotipo della donna italiana che passa in tv, tutta tette e tacchi o mamma felice con detersivo in una mano e pargolo nell'altro: loro non sono così. Viaggiano sole, prenotano con mesi di anticipo, fanno amicizia con i vicini di tavolo nella consueta trattoria del mezzogiorno, si scambiano suggerimenti e si tengono il posto in fila: in mano hanno quasi sempre un libro, anche se nelle ampie borse si nascondono smartphone e tablet. Se volete incontrarle passate da Mantova nei prossimi giorni, la città ideale chiamata Festivaletteratura si riunisce lì. Ingresso aperto anche agli uomini, naturalmente.

Twitter: @francescacaferr