Gli uomini belli sono rari. Intendo gli uomini adulti, non più protetti dalla grazia estesa e generosa dei ragazzi. Quando hanno lineamenti eleganti spesso sono poco maschili, altri, dai corpi troppo disciplinati dall'allenamento, fanno venir sonno a guardarli. Ci sono uomini affascinanti, brillanti, uomini alti o uomini con rughe perfette e morbidi capelli bianchi. Ci sono gli attori, certo, ma quella è una categoria a parte. Gli attori sono metafore, non uomini. Sono lì per incarnare i nostri sogni, o le vite di altri. Non esistono davvero.
Uomini belli, dunque, ce ne sono pochi.
Il più bello di tutti è Obama. E in qualità di detentore del titolo ha tracciato una linea in terra: qui è dove si può arrivare. Fate quel che potete, tenendo conto che questa non è oltrepassabile ancora per un bel po'. Come il 19''e 72 di Mennea sui 200 metri piani.
Da anni nessuno neanche ci prova a soffiargli il titolo. Ma certo il suo corpo, come si veste, lo sguardo e soprattutto quel modo meraviglioso di sorridere, sono imprescindibili. Tanto che piano piano, timidamente, altri, pur senza l'ardire di batterlo, ci stanno provando. Negli ultimi due anni gli uomini belli hanno fatto la loro entrata trionfale nella politica. I nomi li sappiamo: Pedro Sánchez, Manuel Valls, Alexis Tsipras, e dai, su, anche il nostro Renzi.
Gli uomini belli sono rari perché la bellezza è coscienza del potere del corpo. È amministrazione del proprio erotismo, è l'ubi consistam per eccellenza. E questo mal si accoppia con la politica, per come siamo abituati a pensarla: sinuosa, sfuggente, opaca.
Gli uomini belli in politica non sono il trionfo dell'apparenza (quale sostanza staremmo rimpiangendo, nascosta nell'ineffabile stortura di certi omaccetti e omaccioni di qualche anno fa?) ma l'imporsi fisico, sostanzioso di un modo di vedere il mondo. Incarnato, ineludibile.
I greci dicevano kalokagathia.
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