In principio fu Hillary Clinton e la sua corsa (molto probabilmente solo rinviata) alla Casa Bianca nel 2008. Poi vennero Michelle Obama, la giudice della Corte Suprema Ruth Bader Ginsburg, la super manager di Facebook Sheryl Sandberg ed infine una delle icone più amate del decennio, Beyoncé: quando la bella cantante si è presentata agli Mtv Awards di quest’anno sullo sfondo delle parole della scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie - "Femminista è una persona che crede nell’uguaglianza sociale, politica ed economica fra i sessi" - è diventato ufficiale: mai come adesso parlare (bene o male) di femminismo è di moda. A codificare la tendenza è arrivata questa settimana la copertina di The New Republic, uno dei settimanali più autorevoli degli States. Sullo sfondo di una squadra di cheerleaders (uomini e donne ) del femminismo, la rivista mette in campo due delle sue firme più prestigiose, Rebecca Traister e Judith Shulevitz, per discutere dello stato della battaglia sulla parità dei sessi in America e nel mondo.
Dibattito interessante e pieno di spunti: con la Traister che saluta come una vittoria le migliaia di tweet ispirati al tema, le adolescenti che girano per i campus con le magliette che recitano “This is what a feminist look like” per sfatare il vecchio mito delle femministe streghe e la nuova attenzione dei media sulla materia. E la Shulevitz che ribatte punto per punto, sottolineando come un cinguettio non porti al cambiamento vero e quante siano le questioni reali ancora da risolvere per le donne, dall’equiparazione dei salari alla tutela della maternità.
Come spesso accade in questi dibattiti dire chi ha ragione è impossibile: ma in America la discussione, alimentata anche da copertine come quella di The New Republic, è ripartita e poterla seguire - interessante, stimolante, autorevole - è già un bel risultato. E da noi?
Twitter: @francescacaferr
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Dibattito interessante e pieno di spunti: con la Traister che saluta come una vittoria le migliaia di tweet ispirati al tema, le adolescenti che girano per i campus con le magliette che recitano “This is what a feminist look like” per sfatare il vecchio mito delle femministe streghe e la nuova attenzione dei media sulla materia. E la Shulevitz che ribatte punto per punto, sottolineando come un cinguettio non porti al cambiamento vero e quante siano le questioni reali ancora da risolvere per le donne, dall’equiparazione dei salari alla tutela della maternità.
Come spesso accade in questi dibattiti dire chi ha ragione è impossibile: ma in America la discussione, alimentata anche da copertine come quella di The New Republic, è ripartita e poterla seguire - interessante, stimolante, autorevole - è già un bel risultato. E da noi?
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