Merci pour ce moment. Ormai lo sanno tutti che si tratta del libro in cui Valérie Trierweiler racconta la sua storia d'amore con François Hollande, visto che dal 4 settembre, giorno in cui è uscito in libreria, non solo ha già venduto quasi 300.000 copie, ma è stato anche oggetto di articoli, dibattiti, dossier, show. Tutti ne hanno parlato e continuano a parlarne. Anche e soprattutto chi non lo ha ancora letto. E allora surfa sulle polemiche, ripetendo quello che dicono gli editorialisti e gli "opinion makers" parigini. È un'operazione indecente! Un vero scandalo! Una vergogna! Ma vergogna per chi? Indecente per che cosa? Perché persino alcuni librai si sarebbero rifiutati di venderlo, dopo essersi arricchiti con la trilogia delle Cinquanta sfumature?
E allora l'ho letto anche io il libro della Trierweiler. Per capire se fosse veramente un prodotto indecente di cui vergognarsi. Per farmi anch'io un'idea di questa ex Première Dame che, in nome della vendetta, non avrebbe esitato a gettare fango sul Presidente Hollande. E allora? Allora non so bene che cosa abbia scandalizzato tanti celebri opinionisti. Perché a me, Merci pour ce moment, è piaciuto. E a tratti mi ha anche commosso. Visto che si tratta del racconto di una donna-bambina che cercava riconoscimento e affetto e che, pian piano, si è sfracellata conto il muro dell'indifferenza e del disprezzo. Certo, l'uomo in questione è il Presidente della Repubblica. Certo, Valérie agisce come una bambina piena di insicurezze e di paura. Certo, ci sono talvolta esagerazioni e un pizzico di cattiveria (in particolare sulla questione dei poveri). Certo, una Première Dame, prima di lasciarsi andare alla gelosia e inviare ad esempio un tweet di sostegno all'avversario di Ségolène Royal durante le elezioni legislative, avrebbe dovuto rendersi conto delle conseguenze politiche del proprio gesto. Ma Valérie Trierweler, in questa lunga lettera a François Hollande, non rivendica niente e non esita a parlare dei propri errori e delle proprie debolezze. Racconta il bisogno di essere riconosciuta e amata. Racconta il dramma di una ragazza di provincia che non accetta i codici del potere e del sarcasmo. Racconta le notti insonni e le scatole di ansiolitici ingoiate per dimenticare. Racconta il dolore e la speranza di una storia di amore in cui, di amore, ce n'è veramente molto poco. Certo, tra la vita privata e la vita pubblica dovrebbe esserci qualche barriera. Ma nel momento in cui la barriera è già caduta, perché il suo ricovero in Ospedale dopo la pubblicazione delle foto compromettenti di Hollande con Julie Gayet finisce in prima pagina dei giornali e il Presidente la lascia con un secco comunicato stampa all'AFP, perché non raccontare la propria versione dei fatti? Perché non rispondere a quel comunicato con una lunga lettera di addio - perché è di questo che si tratta - in cui racconta la scoperta del tradimento e delle menzogne del compagno?
Chi legge il libro alla ricerca di qualche segreto di Stato, resterà deluso. Esattamente come chi si illude di trovare dettagli intimi della vita sessuale del Presidente Hollande. Non è questo che fa Valérie nel suo libro. È solo un commiato. È solo un addio. È solo il racconto di un amore finito. Che almeno, a differenza della trilogia Cinquanta sfumature, non illude sulla complessità dell'esistenza.
Twitter: @MichelaMarzano
E allora l'ho letto anche io il libro della Trierweiler. Per capire se fosse veramente un prodotto indecente di cui vergognarsi. Per farmi anch'io un'idea di questa ex Première Dame che, in nome della vendetta, non avrebbe esitato a gettare fango sul Presidente Hollande. E allora? Allora non so bene che cosa abbia scandalizzato tanti celebri opinionisti. Perché a me, Merci pour ce moment, è piaciuto. E a tratti mi ha anche commosso. Visto che si tratta del racconto di una donna-bambina che cercava riconoscimento e affetto e che, pian piano, si è sfracellata conto il muro dell'indifferenza e del disprezzo. Certo, l'uomo in questione è il Presidente della Repubblica. Certo, Valérie agisce come una bambina piena di insicurezze e di paura. Certo, ci sono talvolta esagerazioni e un pizzico di cattiveria (in particolare sulla questione dei poveri). Certo, una Première Dame, prima di lasciarsi andare alla gelosia e inviare ad esempio un tweet di sostegno all'avversario di Ségolène Royal durante le elezioni legislative, avrebbe dovuto rendersi conto delle conseguenze politiche del proprio gesto. Ma Valérie Trierweler, in questa lunga lettera a François Hollande, non rivendica niente e non esita a parlare dei propri errori e delle proprie debolezze. Racconta il bisogno di essere riconosciuta e amata. Racconta il dramma di una ragazza di provincia che non accetta i codici del potere e del sarcasmo. Racconta le notti insonni e le scatole di ansiolitici ingoiate per dimenticare. Racconta il dolore e la speranza di una storia di amore in cui, di amore, ce n'è veramente molto poco. Certo, tra la vita privata e la vita pubblica dovrebbe esserci qualche barriera. Ma nel momento in cui la barriera è già caduta, perché il suo ricovero in Ospedale dopo la pubblicazione delle foto compromettenti di Hollande con Julie Gayet finisce in prima pagina dei giornali e il Presidente la lascia con un secco comunicato stampa all'AFP, perché non raccontare la propria versione dei fatti? Perché non rispondere a quel comunicato con una lunga lettera di addio - perché è di questo che si tratta - in cui racconta la scoperta del tradimento e delle menzogne del compagno?
Chi legge il libro alla ricerca di qualche segreto di Stato, resterà deluso. Esattamente come chi si illude di trovare dettagli intimi della vita sessuale del Presidente Hollande. Non è questo che fa Valérie nel suo libro. È solo un commiato. È solo un addio. È solo il racconto di un amore finito. Che almeno, a differenza della trilogia Cinquanta sfumature, non illude sulla complessità dell'esistenza.
Twitter: @MichelaMarzano