Parla con lei

Il doppio cognome un segno di civiltà

di MICHELA MARZANO

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Dopo lo stop arrivato in luglio e le enormi polemiche degli ultimi mesi, mercoledì scorso è tornata in Aula alla Camera la proposta di legge sul doppio cognome. La si chiama ormai così, per fare breve, anche se la ratio della legge è permettere alle coppie di decidere quale cognome attribuire ai figli, ossia se trasmettere quello paterno, come si è sempre fatto, quello materno, oppure entrambi.

È una legge di civiltà, come ho avuto modo di spiegare più volte. Non solo perché permette all'Italia di avere le stesse norme che, da anni, esistono in Francia, in Germania, in Spagna e in Inghilterra. Ma anche perché, come ci aveva recentemente ricordato la Corte Europea dei diritti dell'uomo, impedire a una donna di trasmettere il proprio cognome viola il principio di uguaglianza. Bene, allora, che la Camera sia infine riuscita ad approvare questa norma mercoledì scorso! Bene che non ci si sia ancora una volta arenati sotto il fuoco incrociato delle minoranze e delle opposizioni! Anche se resta l'ostacolo del Senato e, come già nel caso della legge contro l'omofobia, anche questa legge rischia di impantanarsi in Commissione, di non essere mai calendarizzata, di finire nel dimenticatoio.

Ci sono ancora troppe polemiche. C'è ancora troppa confusione. Come dimostra il tenore dei dibattiti cui si è dovuto assistere mercoledì. Uno spettacolo sconfortante. Uno specchio dell'ignoranza e della malafede che, purtroppo, caratterizzano ancora il nostro Paese. Ma a che cosa mi riferisco esattamente?

Per Ignazio La Russa, questa legge sarebbe l'emblema stesso dell'egoismo contemporaneo, un egoismo che porterebbe alla confusione e alla disintegrazione sociale: "I padri avranno cognomi diversi dai nipoti, i nonni non ritroveranno più il loro cognome nei figli dei loro figli, per non parlare degli zii e dei cugini che già nella società attuale finiscono per essere, qualche volta, estranei". Mi scusi caro onorevole, ma ora come ora non accade già che le madri abbiano cognomi diversi dai nipoti e che i nonni materni non ritrovino più il proprio cognome nei figli delle figlie? Cerchiamo di capirci: fino a che le madri e le nonne restano nell'invisibilità, tutto andava bene? Ma questa è l'opinione dell'onorevole La Russa di Alleanza Nazionale, potrebbe obiettarmi qualcuno. Quindi una posizione veramente minoritaria. E gli altri? Che dicono?

Con questa legge, spiega Paola Binetti parlando a nome del gruppo Popolari per l'Italia, "si pone la questione cruciale della cultura della modernità: individualismo e autodeterminazione, da un lato, e senso di appartenenza, con le conseguenti responsabilità, dall'altro". In che senso? Perché trasmettere il cognome materno oppure entrambi i cognomi distruggerebbe il senso di appartenenza familiare? Perché l'autodeterminazione implicherebbe un'assenza di responsabilità?

"Questa legge è una torre di Babele", spiega l'onorevole Pagano prendendo la parola per il Ncd, partito di maggioranza: "Siamo di fronte al caos. Ci sono stati partiti e colleghi autorevoli che in maniera scientifica hanno teorizzato questo: il caos. [...] Più cognomi equivale a dire nessun cognome. Addirittura, più cognomi all'interno della stessa famiglia significa nessuna identità, nessuna storia. Questa legge, in altre parole, priverà le prossime generazioni della memoria della propria famiglia". Perché la memoria, però, dovrebbe sempre e solo essere quella paterna? Perché non dare visibilità anche alla storia materna? Perché l'esistenza di più cognomi implicherebbe nessuna identità?

Potrei continuare ancora a lungo. Il dibattito di mercoledì è stato veramente desolante. Mostrando così che il vero problema dell'Italia di oggi, oltre alla crisi economica e sociale che nessuno vuole sminuire e che rappresenta una vera e propria urgenza, è un problema culturale. C'è ignoranza. C'è superficialità. C'è un'incapacità endemica ad affrontare i problemi senza cadere negli stereotipi e nelle contraddizioni ideologiche. Fino a quando non ci sarà il coraggio di rimettersi in discussione e di capire che è giunto il momento di affrontare con determinazione e coraggio il problema dell'assenza di strumenti critici che caratterizza la nostra classe dirigente, sarà difficile modernizzare l'Italia e uscire dall'arretratezza.
Twitter: @MichelaMarzano