Avrete notato anche voi che i talk-show, presenti in numero crescente nei palinsesti italiani, fanno sempre più affidamento sul servizio montato. Cioè non la diretta del dibattito, ma il filmato di un inviato andato a verificare cosa succeda nel paese reale, acciocché il paese irreale presente in studio possa poi commentare.
I veri problemi della vera umanità sono ciò che il pubblico vuole sentire; mica le chiacchiere dei politici. È una scelta grandemente sensata, giacché qualunque minutaglia di vita vera è più rappresentativa dei bisogni della società di quanto lo siano le chiacchiere teoriche.
Domenica scorsa, per esempio, in meno di un'ora di trasmissione abbiamo visto dettagliata una varietà di problemi delle donne, degli omosessuali, del diritto del lavoro.
C'era quella che veniva mandata da un'altra a comprare un anticoncezionale, visto che era presentabilmente sposata, ma perfino così si vergognava moltissimo, e la farmacista peggiorava le cose. "C'è sempre l'astinenza", la rimproverava, e lei imbarazzata millantava un problema di salute, ma poi ci ripensava, e s'indignava per l'interferenza, e fantasticava di tornare a comprare anticoncezionali all'ingrosso solo per far dispetto alla farmacista beghina.
C'era la signora che cercava marito: uno degli spasimanti le veniva sconsigliato con la solida motivazione che ormai le donne sanno badare a loro stesse, e sposare uno meno intelligente di lei non era un buon investimento, sebbene fosse ciò che le donne avevano sempre fatto per garantirsi un matrimonio sereno.
C'era l'omosessuale che, unico tra i dipendenti di uno stesso datore di stipendio, era costretto a mantenere il proprio losco segreto, mentre tutti i vizi degli altri venivano condonati: persino la collega ladra veniva trattata con un'indulgenza che lui non avrebbe mai potuto aspettarsi.
C'erano tutte le istanze sociali, domenica sera, su Itv, canale britannico inspiegabilmente refrattario ai talk-show. Erano in una puntata di Downton Abbey, ambientata in una magione aristocratica, nella campagna inglese, nel 1925.
Twitter: @lasoncini
I veri problemi della vera umanità sono ciò che il pubblico vuole sentire; mica le chiacchiere dei politici. È una scelta grandemente sensata, giacché qualunque minutaglia di vita vera è più rappresentativa dei bisogni della società di quanto lo siano le chiacchiere teoriche.
Domenica scorsa, per esempio, in meno di un'ora di trasmissione abbiamo visto dettagliata una varietà di problemi delle donne, degli omosessuali, del diritto del lavoro.
C'era quella che veniva mandata da un'altra a comprare un anticoncezionale, visto che era presentabilmente sposata, ma perfino così si vergognava moltissimo, e la farmacista peggiorava le cose. "C'è sempre l'astinenza", la rimproverava, e lei imbarazzata millantava un problema di salute, ma poi ci ripensava, e s'indignava per l'interferenza, e fantasticava di tornare a comprare anticoncezionali all'ingrosso solo per far dispetto alla farmacista beghina.
C'era la signora che cercava marito: uno degli spasimanti le veniva sconsigliato con la solida motivazione che ormai le donne sanno badare a loro stesse, e sposare uno meno intelligente di lei non era un buon investimento, sebbene fosse ciò che le donne avevano sempre fatto per garantirsi un matrimonio sereno.
C'era l'omosessuale che, unico tra i dipendenti di uno stesso datore di stipendio, era costretto a mantenere il proprio losco segreto, mentre tutti i vizi degli altri venivano condonati: persino la collega ladra veniva trattata con un'indulgenza che lui non avrebbe mai potuto aspettarsi.
C'erano tutte le istanze sociali, domenica sera, su Itv, canale britannico inspiegabilmente refrattario ai talk-show. Erano in una puntata di Downton Abbey, ambientata in una magione aristocratica, nella campagna inglese, nel 1925.
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