Esce in questi giorni il calendario 2015 Dieux du Stade, quello con le foto dei rugbisti francesi nudi e lascivi. Gira in rete un teaser sexissimo, in bianco e nero. Pezzi di corpi di straordinaria perfezione, addominali, glutei, quadricipiti da sturbo: una via di mezzo tra Sin City e Dolce e Gabbana.
L'ha inventato Max Guazzini - di origini italiane, ex cantante, ex addetto stampa di Dalida, ex direttore di NRJ (la più popolare delle radio libere francesi) attuale presidente della squadra Stade français - quindici anni fa. Oggi il calendario vende circa 200.000 copie e parte del ricavato finisce in beneficenza. Ma questo è niente. La vera rivoluzione è stata il riuscire a trasformare i rugbisti da buzzurri luridi col naso rotto a sex symbol. Ormai vedi un rugbista e subito pensi che sotto quelle magliettone a righe c'è un corpo magnifico. Tanto che anche quelli con la pancia, o con le cosce larghe come il tronco di un baobab, finiscono nel mucchio della figaggine. Così, per contiguità.
Va benissimo. La cosa curiosa però è che il calendario dei rugbisti lo comprano soprattutto gli uomini. Gay, certo. Buongustai. Tanto che quel tipo di immagine, muscoli sudore e asciugamani tatticamente scollacciati, è diventata iconica. Trattasi di maschio che piace ai maschi. E le donne? Le donne etero intendo, dove possono poggiare la loro immaginazione? C'è un modello maschile di erotismo, un nudo possibile di maschio che piace alle donne? Non c'è. Le donne condividono il sogno con gli uomini gay, si sono accontentate di quello che passava appunto Dolce e Gabbana, desiderando disperatamente uomini che desideravano tutt'altro. Troviamolo questo modello. Perché forse è arrivato il momento di dirlo: la storia che le donne etero si eccitano a pensare all'intellettuale con le spallucce e la forfora, non è proprio verissima. È dura, lo so, ma è così.
Twitter: @elenastanka
L'ha inventato Max Guazzini - di origini italiane, ex cantante, ex addetto stampa di Dalida, ex direttore di NRJ (la più popolare delle radio libere francesi) attuale presidente della squadra Stade français - quindici anni fa. Oggi il calendario vende circa 200.000 copie e parte del ricavato finisce in beneficenza. Ma questo è niente. La vera rivoluzione è stata il riuscire a trasformare i rugbisti da buzzurri luridi col naso rotto a sex symbol. Ormai vedi un rugbista e subito pensi che sotto quelle magliettone a righe c'è un corpo magnifico. Tanto che anche quelli con la pancia, o con le cosce larghe come il tronco di un baobab, finiscono nel mucchio della figaggine. Così, per contiguità.
Va benissimo. La cosa curiosa però è che il calendario dei rugbisti lo comprano soprattutto gli uomini. Gay, certo. Buongustai. Tanto che quel tipo di immagine, muscoli sudore e asciugamani tatticamente scollacciati, è diventata iconica. Trattasi di maschio che piace ai maschi. E le donne? Le donne etero intendo, dove possono poggiare la loro immaginazione? C'è un modello maschile di erotismo, un nudo possibile di maschio che piace alle donne? Non c'è. Le donne condividono il sogno con gli uomini gay, si sono accontentate di quello che passava appunto Dolce e Gabbana, desiderando disperatamente uomini che desideravano tutt'altro. Troviamolo questo modello. Perché forse è arrivato il momento di dirlo: la storia che le donne etero si eccitano a pensare all'intellettuale con le spallucce e la forfora, non è proprio verissima. È dura, lo so, ma è così.
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