Parla con lei

Le femministe contro il bacio della vittoria

di ANAIS GINORI

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Scattata da Alfred Eisenstaedt nel 1945, alla fine della guerra, la fotografia del marinaio che bacia un'infermiera per strada ha fatto il giro del mondo. Rimane uno dei simboli della gioia della vittoria.

Il celebre cliché, apparso sulla copertina di Life, ha ispirato una statua gigantesca eretta qualche settimana fa all'ingresso del memoriale di Caen, città pesantemente bombardata durante il conflitto. L'abbraccio è spettacolare, la ragazza sembra quasi svenire per l'impeto della stretta. La statua è stata ribattezzata Unconditional Surrender, resa incondizionata. Il doppio senso può piacere o meno, ma il fatto è che da giorni un gruppo femminista ha deciso che quella statua deve essere addirittura ritirata. È  simbolo di una violenza di genere, dicono le militanti, l'apologia di un'aggressione sessuale. L'associazione Osez le féminisme riprende la testimonianza del fotografo: "Avevo notato un marine che acchiappava tutte le donne e le baciava. Giovani e vecchie. Poi ho visto un'infermiera che stava ferma, immobile nella folla. Come speravo"  -  conclude Eisenstaedt  -  "il marine si è avvicinato e si è chinato per baciarla".

Un abbraccio rubato, senza consenso preventivo. Secondo il Memoriale di Caen, l'infermiera si chiamava Edith Shain e non si è mai sentita aggredita. Anzi ha parlato tante volte con affetto di quell'attimo di follia. Un altro libro pubblicato negli Usa sostiene che la ragazza del bacio sia invece un'infermiera austriaca, Greta Zimmer Friedman. Lei non ci ha trovato "nulla di romantico" ma non le è neppure venuto in mente di farne uno scandalo. "Era giusto un modo di festeggiare il momento", ha commentato. Il mistero sull'identità della donna rimarrà sempre. Ma sul senso di quell'abbraccio non c'è davvero molto da indagare o da protestare.
Twitter: @anaisginori