Parla con lei

Non basta una pizza a difendere le donne

di MICHELA MARZANO

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"Vorrei ordinare una pizza", dice al telefono una giovane donna americana dopo aver composto il 911, il numero che, in America, si chiama per le urgenze. "Signora, lei ha chiamato il 911", si sente rispondere la donna dall'operatore prima di ribattere: "Sì, lo so. La vorrei grande, metà con i funghi e i peperoni". "Ok, signora. Va tutto bene da lei? È in pericolo?". "Sì".
È stato così che, alcuni giorni fa, è stato evitato il peggio. L'operatore ha mandato all'indirizzo della donna la polizia. L'uomo è stato arrestato dagli agenti. E la giovane donna si è salvata. Ma se l'operatore non avesse capito la situazione e avesse pensato che si trattasse solo di uno scherzo, cosa sarebbe successo? E se l'uomo non avesse permesso alla compagna di telefonare? E se, d'ora in poi, lo stratagemma della pizza non funzionasse più? La violenza contro le donne continua ogni giorno a mietere nuove vittime. Accade anche quando non se ne parla sui giornali. Accade anche quando alcune donne riescono a salvarsi. Accade sempre. E non c'è strategia che tenga quando, nonostante la presenza di segnali inequivoci, ci si illude di farcela. Ci si illude che lui cambi. Ci si illude che, prima o poi, le cose vadano meglio. Perché quando un uomo è violento, le cose non migliorano, lui non cambia, talvolta è troppo tardi.

Il problema non è solo quello di intervenire in tempo. Esattamente come non si tratta solo di punire i colpevoli - nonostante l'importanza anche simbolica che ha l'esistenza nell'ordinamento giuridico di un Paese di pene "certe e proporzionali" ai crimini commessi. È spesso troppo tardi quando interviene la polizia o la giustizia. Il vero problema, per le donne che subiscono violenza, è l'assenza di consapevolezza dei pericoli che corrono; è non rendersi conto che la violenza, quando inizia, si ferma solo molto raramente; è non avere la certezza del fatto che nessuno merita di non essere rispettato e di essere trattato male. Nessuno. Anche quando ci si convince di non essere all'altezza delle aspettative altrui e di non meritare altro che umiliazioni e violenze. Anche quando si pensa di non valere niente.

Il problema è sempre, e prima di tutto, educativo. Fino a quando una donna crescerà convinta che il proprio valore dipende dallo sguardo che gli uomini portano su di lei o dai giudizi che piovono sul proprio comportamento, non saprà che la dipendenza che la lega a un uomo è la dipendenza che ci lega tutti ai nostri simili, e che dipendere non vuol dire assoggettarsi, e che l'assoggettamento rende schiavi.


Twitter: @MichelaMarzano