Vestite per comandare
di FRANCESCA CAFERRI
Quante volte la mattina di fronte all’armadio abbiamo pensato: "No, oggi con la gonna e i tacchi proprio non ce la faccio", salvo poi infilarci entrambi nel giro di cinque minuti? Oppure: "Jeans, jeans solo jeans. Sono forte decisa aggressiva e voglio che si si veda". Al modo in cui le donne esprimono la loro personalità e le loro idee attraverso gli abiti è dedicata una mostra inaugurata a Londra nei giorni scorsi. Anzi, correggo. Women Fashion Power al Design Museum è dedicata al modo in cui certe donne, quelle di potere, quelle in posizioni di particolare visibilità, quelle che in qualche modo sono diventate simboli, hanno usato e usano l’abbigliamento come mezzo di comunicazione.
Dalla regina egiziana Hatshepsut fino a Hillary Clinton, passando per Elisabetta II e per le Ceo di grandi gruppi finanziari, l’esibizione racconta l’abito che fa il monaco, anzi la monaca in questo caso. La predilezione di Michelle…
Dalla regina egiziana Hatshepsut fino a Hillary Clinton, passando per Elisabetta II e per le Ceo di grandi gruppi finanziari, l’esibizione racconta l’abito che fa il monaco, anzi la monaca in questo caso. La predilezione di Michelle…
Quante volte la mattina di fronte all’armadio abbiamo pensato: "No, oggi con la gonna e i tacchi proprio non ce la faccio", salvo poi infilarci entrambi nel giro di cinque minuti? Oppure: "Jeans, jeans solo jeans. Sono forte decisa aggressiva e voglio che si si veda". Al modo in cui le donne esprimono la loro personalità e le loro idee attraverso gli abiti è dedicata una mostra inaugurata a Londra nei giorni scorsi. Anzi, correggo. Women Fashion Power al Design Museum è dedicata al modo in cui certe donne, quelle di potere, quelle in posizioni di particolare visibilità, quelle che in qualche modo sono diventate simboli, hanno usato e usano l’abbigliamento come mezzo di comunicazione.
Dalla regina egiziana Hatshepsut fino a Hillary Clinton, passando per Elisabetta II e per le Ceo di grandi gruppi finanziari, l’esibizione racconta l’abito che fa il monaco, anzi la monaca in questo caso. La predilezione di Michelle Obama per i nuovi stilisti americani, che ne ha decretato la fortuna, e le sneakers rosa della pasionaria pro-aborto texana Wendy Davis.
Fenomeno di costume non degno di particolare attenzione? Gli storici della scuola degli Annales, che all’evoluzione di abiti, accessori e pettinature hanno dedicato pagine bellissime, non la penserebbero così. E altrettanto fa il New York Times : "I vestiti hanno il potere di definire una persona e una posizione e anche se sono essi stessi visti come un elementi di debolezza per le donne in posizione di potere, perché distraggono chi le osserva dai risultati e dalla sostanza, possono anche essere un mezzo di comunicazione strategico. Un mezzo che, ironia della sorte è più accessibile alle donne che agli uomini, bloccati come sono in completi maschili e costretti a distinguersi solo per il taglio di capelli e la cravatta".
L'abito come specchio dell’anima e degli obiettivi da raggiungere insomma. Una lezione che potrebbe essere utile a molte donne.
Twitter: @francescacaferr
Dalla regina egiziana Hatshepsut fino a Hillary Clinton, passando per Elisabetta II e per le Ceo di grandi gruppi finanziari, l’esibizione racconta l’abito che fa il monaco, anzi la monaca in questo caso. La predilezione di Michelle Obama per i nuovi stilisti americani, che ne ha decretato la fortuna, e le sneakers rosa della pasionaria pro-aborto texana Wendy Davis.
Fenomeno di costume non degno di particolare attenzione? Gli storici della scuola degli Annales, che all’evoluzione di abiti, accessori e pettinature hanno dedicato pagine bellissime, non la penserebbero così. E altrettanto fa il New York Times : "I vestiti hanno il potere di definire una persona e una posizione e anche se sono essi stessi visti come un elementi di debolezza per le donne in posizione di potere, perché distraggono chi le osserva dai risultati e dalla sostanza, possono anche essere un mezzo di comunicazione strategico. Un mezzo che, ironia della sorte è più accessibile alle donne che agli uomini, bloccati come sono in completi maschili e costretti a distinguersi solo per il taglio di capelli e la cravatta".
L'abito come specchio dell’anima e degli obiettivi da raggiungere insomma. Una lezione che potrebbe essere utile a molte donne.
Twitter: @francescacaferr