Parla con lei

Gazebo, le strane vie del giornalismo

di GUIA SONCINI

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Che cos'è Gazebo? E: non essere definibili è un vantaggio? Uno svantaggio? Una posa anticonformista da spot del dopobarba? Una battuta da personaggio sfuggente di film di Salvatores ("Se ti muovi rapido non vieni nelle foto") o da canzone di Silvestri ("Se io latito, latito: mica faccio un illecito")?

Chiunque abbia fatto un liceo sa che l'etichetta è metà del lavoro: se sei bollato come secchione puoi non presentarti a moltissime interrogazioni prima di perdere la nomea; se sei una poco di buono tanto vale che te la spassi, visto che la fama da figlia di Maria non è più alla tua portata. Una reputazione è per sempre, più di un diamante (sì, insomma, per sempre: finché non cambi scuola).

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La difficoltà a definire Gazebo la si è percepita fin dalla prima puntata, due anni fa, quando negli articoli il conduttore Diego Bianchi veniva definito blogger, che è la parola che noialtri che scriviamo sui giornali usiamo quando non abbiamo due intere righe per scrivere "io questo non ho mica ben capito cosa faccia, ma mi sembra sveglio".

Fatto sta che domenica scorsa - è facile ve ne siate accorti: tra i vari cascami c'è stata pure un'interrogazione parlamentare - Gazebo ha mandato in onda delle immagini della manifestazione degli operai di Terni in cui, tra le altre cose, si sentiva l'ordine "Caricate" dato quando il corteo era più tranquillo di una festa delle medie.

A voler fare le paladine della controinformazione, ci si potrebbe chiedere se le due telecamere di Gazebo fossero le uniche al corteo: possibile che quel "Caricate" l'avessero registrato solo loro? A voler essere alfaniane, si potrebbe dire che Bianchi è un ragazzino (ha quindici anni più di quanti ne avevano Woodward e Bernstein quando fecero dimettere Nixon, per fare un esempio che anche un ministro dell'Interno comprenda), e che Gazebo è un programma di satira. Non sarò certo io a discettare di ruolo del comico e fool shakespeariano, per carità.

Dico solo che è una bella fortuna, che nessuno abbia capito che razza di programma facciano quelli di Gazebo. Se facessero un programma d'inchiesta, un programma giornalistico, un programma da cui ci si aspettano scoop e scottante attualità, magari domenica gli sarebbe toccato svelarci che le oche non donano volontariamente le piume con cui riempire le nostre giacche a vento.
Twitter: @lasoncini