Pare che in Russia sia in discussione alla Duma, uno dei due rami del Parlamento, un'insolita proposta di legge: obbligare chiunque operi nel settore ad avvertire le donne dei pericoli legati ai tatuaggi sulla schiena. Per i parlamentari russi, infatti, pratiche di questo tipo potrebbero creare grossi problemi al momento del parto, soprattutto se una donna dovesse essere anestetizzata con un'epidurale. Molti medici hanno subito protestato, parlando di ipotesi del tutto infondate e di "pura invenzione". Ma perché i parlamentari dovrebbero prendere in considerazione l'opinione degli esperti quando non fanno altro che andare incontro alle aspettative di due terzi dell'opinione pubblica russa?
"Se una donna vuole farsi tatuare il fondoschiena è perché è piena di problemi. Meglio che eviti un parto!", scrive sul sito vott.ru un cittadino evidentemente sensibile alla proposta di legge. Confortato da altri blogger che vedono nei tatuaggi femminili la prova di una pericolosa promiscuità sessuale. "Solo una troia può amare questo tipo di tatuaggi. Le si dovrebbe impedire di avere figli", si legge su Vkontakte, uno dei social network più popolari in Russia. "Ecco l'impatto di un'Europa che fa la propaganda dei matrimoni gay e dell'incesto", scrive un altro blogger. Mostrando così come la proposta di legge si iscriva perfettamente nel contesto politico che ha recentemente portato all'approvazione di una serie di misure contro i gay.
Certo, c'è chi manifesta contro questo tipo di interferenze dello Stato nei confronti della vita privata e si oppone a quello che Lyudmila Alekseyeva - ex dissidente sovietica e cofondatrice del Gruppo Mosca Helsinki, un comitato di vigilanza sui diritti umani - definisce un ulteriore "passo avanti verso il Medioevo". Ma c'è anche e soprattutto chi si felicita di questo modo di opporsi alle influenze nefaste dell'Occidente e al complotto dell'Europa, e chi immagina che solo "moralizzando" la società si potrà preservare, in Russia, il vivere-insieme. Mostrando così che, non sempre, l'opinione della maggioranza coincide con il "giusto". Forse sarebbe opportuno ricordarlo in un'epoca in cui la politica rincorre il consenso popolare, e ha tendenza a valutare ciò che è o meno legittimo solo sulla base di ciò che è statisticamente più rilevante. Se si fosse ascoltata l'opinione della maggioranza, racconta Robert Badinter parlando dell'abolizione in Francia nel 1981 della pena capitale, ci sarebbe ancora la ghigliottina. "Ma Mitterrand non ebbe ripensamenti", conclude l'allora ministro della Giustizia. "Il suo fu un gesto di grande coraggio politico". Speriamo che questo tipo di coraggio, in politica, non sia del tutto scomparso.
Twitter: @MichelaMarzano
"Se una donna vuole farsi tatuare il fondoschiena è perché è piena di problemi. Meglio che eviti un parto!", scrive sul sito vott.ru un cittadino evidentemente sensibile alla proposta di legge. Confortato da altri blogger che vedono nei tatuaggi femminili la prova di una pericolosa promiscuità sessuale. "Solo una troia può amare questo tipo di tatuaggi. Le si dovrebbe impedire di avere figli", si legge su Vkontakte, uno dei social network più popolari in Russia. "Ecco l'impatto di un'Europa che fa la propaganda dei matrimoni gay e dell'incesto", scrive un altro blogger. Mostrando così come la proposta di legge si iscriva perfettamente nel contesto politico che ha recentemente portato all'approvazione di una serie di misure contro i gay.
Certo, c'è chi manifesta contro questo tipo di interferenze dello Stato nei confronti della vita privata e si oppone a quello che Lyudmila Alekseyeva - ex dissidente sovietica e cofondatrice del Gruppo Mosca Helsinki, un comitato di vigilanza sui diritti umani - definisce un ulteriore "passo avanti verso il Medioevo". Ma c'è anche e soprattutto chi si felicita di questo modo di opporsi alle influenze nefaste dell'Occidente e al complotto dell'Europa, e chi immagina che solo "moralizzando" la società si potrà preservare, in Russia, il vivere-insieme. Mostrando così che, non sempre, l'opinione della maggioranza coincide con il "giusto". Forse sarebbe opportuno ricordarlo in un'epoca in cui la politica rincorre il consenso popolare, e ha tendenza a valutare ciò che è o meno legittimo solo sulla base di ciò che è statisticamente più rilevante. Se si fosse ascoltata l'opinione della maggioranza, racconta Robert Badinter parlando dell'abolizione in Francia nel 1981 della pena capitale, ci sarebbe ancora la ghigliottina. "Ma Mitterrand non ebbe ripensamenti", conclude l'allora ministro della Giustizia. "Il suo fu un gesto di grande coraggio politico". Speriamo che questo tipo di coraggio, in politica, non sia del tutto scomparso.
Twitter: @MichelaMarzano