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Quando il capo è come la mamma

di MICHELA MARZANO
1 minuti di lettura
In un recente libro sul mondo del lavoro femminile, Rivalités féminines au travail. L'influence de la relation mère-fille, la psicologa francese Annik Houel analizza le rivalità tra le donne come una conseguenza dei conflitti madre/figlia. "Il rapporto con un superiore donna risveglia in ognuna di noi la relazione che si è avuta con la madre", scrive Annick Houel, spiegando che i sentimenti di odio e di amore che si possono provare nei confronti dell'autorità femminile sono molto spesso legati all'ambivalenza che inevitabilmente caratterizza i rapporti che esistono tra le madri e le figlie. Ecco perché una donna non riuscirebbe a vivere le relazioni di lavoro in modo distaccato. E ci sarebbe sempre una dose di affettività che rovina i rapporti, soprattutto quando il potere viene gestito da altre donne.

L'INDICE DELLA RUBRICA

La posizione della Houel ha immediatamente suscitato molte polemiche e tanto malumore, soprattutt…
In un recente libro sul mondo del lavoro femminile, Rivalités féminines au travail. L'influence de la relation mère-fille, la psicologa francese Annik Houel analizza le rivalità tra le donne come una conseguenza dei conflitti madre/figlia. "Il rapporto con un superiore donna risveglia in ognuna di noi la relazione che si è avuta con la madre", scrive Annick Houel, spiegando che i sentimenti di odio e di amore che si possono provare nei confronti dell'autorità femminile sono molto spesso legati all'ambivalenza che inevitabilmente caratterizza i rapporti che esistono tra le madri e le figlie. Ecco perché una donna non riuscirebbe a vivere le relazioni di lavoro in modo distaccato. E ci sarebbe sempre una dose di affettività che rovina i rapporti, soprattutto quando il potere viene gestito da altre donne.

L'INDICE DELLA RUBRICA

La posizione della Houel ha immediatamente suscitato molte polemiche e tanto malumore, soprattutto tra le donne. C'è stato chi non ha esitato a reagire indignato evocando il "tradimento" e l'assenza di "spirito di solidarietà". C'è stato chi ha spiegato che, fino a quando ci si concentrerà sulle rivalità femminili, si continueranno a occultare i rapporti di dominazione maschile che sono invece l'unico e vero problema che si incontra oggi nel mondo del lavoro. C'è stato infine chi ha obiettato che solo le donne possono scardinare le logiche di potere e di concorrenza che sono tipiche della virilità.

Il problema però, come talvolta accade in questo tipo di contrapposizioni, è la mancanza di nuances. Come se la verità fosse sempre e solo tutta da una parte. E non si potesse fare a meno di combattere gli stereotipi con altrettanti stereotipi. Perché ci dovrebbe essere una specificità maschile o femminile nel modo di concepire e gestire il lavoro? Perché non si potrebbe uscire dalla retorica del "tutto positivo" o del "tutto negativo", partendo dal presupposto che arroganza e gelosia, forse, non hanno né sesso né genere?

Che nel management contemporaneo trionfi spesso la retorica della lotta per la sopravvivenza e del "si salvi chi può" è un dato di fatto. Che però questa retorica sia solo maschile - perché sono soprattutto gli uomini che hanno occupato nei secoli posizioni di potere - è tutt'altro che consensuale. Il cinismo non è una prerogativa maschile. Esattamente come il "prendersi cura" non è una prerogativa femminile. Perché non cercare allora, una volta per tutte, di uscire anche dal mondo degli stereotipi di genere per riflettere veramente sul problema dell'abuso di potere che troppo spesso caratterizza le relazioni umane visto che, come spiegava già Montesquieu, chiunque eserciti il potere ha tendenza ad abusarne e bisogna quindi fare in modo che, attraverso meccanismi di check and balance, il "potere arresti il potere"?
Twitter: @MichelaMarzano